Del mio incanto
Tra colline pettinate e timide corolle
s'alza in cielo un abbraccio di soffio
d'invito a mille papaveri in coro.
D'un fischio chiama domo d'una coda
il quatto passo del cacciator silente
a fianco pronto del fido cane, fermo.
Squarcia l'alba un tiro che desta il sole
cirri d'uccelli coprono ombre veloci
sgomenti a volar di laghi e piroghe.
S'apre di bosco, di roveti e varchi
del fitto cammino a gonfiar polmoni
al crepitio di nascoste rane a fuggir.
Di mentre i prati ridono d'erba e monti
trafiggono sentieri di rotole pietre
di girasoli chiamati si piegano lievi.
D'incontro d'un tratto sostengo d'un ramo
sposto di viso foglie e pensieri, lento mi levo
m'accoscio leggero tra cancelli d'edera.
M'alzo ubriaco di colori, tra oasi di muschio
ombrelli di funghi e lente rugiade di gocce
fra rotonde lumache che trovano spazio.
Elefanti di nuvole ora varcano valli
m'affretto di gambe e sorrisi trotto
al riparo cerco tra querce e ghiande.
Nel mentre ormai fine al giorno
ritento il domani del bosco e pace
che caro fu del mio perduto tempo.
©
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