Paradiso perduto

All'alba il vento tornerà a giocare
tra le siepi verdi e i marmi sporchi
strusciando sulle inferriate degli orti;
saluta già la Luna fuggendo verso il mare.
Avrà annusato ancora il sapore della terra
la ruggine che scaglia i ferri antichi
l'acqua che si stagna oltre ai rivi
gli aloni di ogni vetro della serra.
Quì dove il silenzio è rotto dalle radici
che crepitano sotto la terra molle,
dal fiume che raschia sulle sponde,
un'orchestra s'impone ai silenzi mimici.
E' un tamburo di latta il vecchio cancello
che scandisce le percussioni delle ante rotte
quando i fiati attaccano sulle fronde
d'un solo istante rianiama il castello.
Voleranno allora le foglie impazzite
accarezzando i muri scrostati
di questa villa dai sogni immortali
per arginarne al tempo le vecchie ferite.
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Commenti (3)
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Anna Maria Obadon20 marzo 2009
Questi versi hanno creato magicamente un'atmosfera di cose antiche ancora vive, a loro modo, nella nostra psiche che, molto spesso, si nutre di emozioni trascorse. L'ho trovata veramente magica e struggente.
mp47pasquino20 marzo 2009
é Fuori! E l'annusare sapori che l'orchestra impone il rimo, in quel silenzio che l'autore trascrive con assonanze e metafore personali, apprezzabili, in questo paradiso perduto, apprezzata e letta piacevolmente.
Carlo Fracassi21 marzo 2009
Lirica ricca di suggestive immagini di grande impatto emotivo! Piaciuta moltissimo.


