Improvvido argonauta

Nella calibrata geometria della mia solitudine
(Grappolo di siderei cristalli cresciuto
Nelle sinclinali della mia anima antimaterica)
La tua voce è l'eco perenne
Dello splendido collasso di un astro smisurato
Che nelle bollenti pianure della Galassia
Scava incandescente
Un nuovo e intrasferibile centro gravitazionale
Confondendo le decadute orbite
Degli immortali globi infuocati
Che ora pericolosamente incrociano
In turbate ellissi d'oro e di fiamma
Al largo del mio cuore:
Pulsante satellite delle lune
Precipitate nella fosca altezza
Delle tue pupille infinite
Dove fragile s'agita il bagliore
Dei primitivi quasar deflagrati
Io, improvvido argonauta
Reso folle dai venti solari
Che spazzano l'universo a filo della tua pelle
Crogiolo di vita
Ancora mi sfibro le tempie sulle magnetiche asperità
Del tuo corpo di luce e di tenebra
E mi scompongo nelle tenere esplosioni
Che dalle antiche profondità
Risalgono in fili di elettrica saliva
A squassare gli apici delle tue labbra
Liquide come l'epidermide solare
E infiniti lanciano ponti di fuoco
Ad unire gli impercorribili lembi
Dello spazio e del tempo
Ora saldati nella tenace curvatura
Di questa tua minima figura
Che al mio cielo pure s'impone
Come vasta e impossibile costellazione
D'azzurri pianeti e stelle nane
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!