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Ribellione 1 aprile 2009 · lettura 1 min · 4798 letture

Disprezzo la metrica

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Nicola Morandi 44 poesie pubblicate
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Disprezzo la metrica che uccide la poesia che la stringe in maglie di ferro che spacca la testa ai pensatori. Disprezzo la metrica quella valutata nei concorsi richiesta negli esami universitari imboccata dai docenti. Disprezzo la metrica che mi fa tagliare le parole che mi costringe a sillabare impressioni e riflessioni. Apprezzo invece chi non si accontenta di bloccarsi davanti al metro e risponde liberando i propri pensieri ancora in grembo.
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Che dispiacere vedere tanta gente arroccata ... ma ognuno non è libero di pensarla come vuole? Volete ingabbiare qualche mente? Rimanete della vostra opinione, ma non disprezzate le altrui sperimentazioni ...1 aprile 2009
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L'autore
Nicola Morandi

Nato a Trento il 13 febbraio di 27 anni fa, diploma artistico alle spalle e laurea in lettere moderne e filosia (tesi su Jack Kerouac) ancora da digerire, si innamora della poesia alle superiori quando, la prof. d'Italiano presenta alle sue orecchie ancora orfane di parole che sappiano descrivere il mondo intero il dec

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Commenti (14)

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Cuccu Anna Maria1 aprile 2009

Totalmente condivisa. La metrica non la ho studiata e francamente credo di poter scrivere ugualmente quello che il cuore e l'anima mi indicano senza ingabbiare ciò che sento in schemi rigidi. Detesto gli schemi e le costrizioni e penso anche io che uccidano la parte più spontanea dell'arte, l'immediatezza e la fantasia estrosa. Penso di essere piuttosto anarchica come autrice. A me piace così. Molto apprezzata.

Salvatore Ambrosino1 aprile 2009

Credo che questa poesia è condivisa da molti di noi, penso che la poesia è l'espressione di ciò che ognuno di noi sente nell'anima, certo scritta con maestria poetica avrà più splendore, ma... Anch'io esprimo roba mia, senza regole e ne metrica, così come le sento. Perdonatici

Annamaria Gennaioli1 aprile 2009

Condivido in pieno i commenti precedenti... anch'io non uso nessuna metrica ma solo parole che si trasformano in pensieri liberi di scorrere ... Molto apprezzata

mp47pasquino1 aprile 2009

diciamocela tutta, oggi fare poesia di quella classica con relativa metrica e virtuosismi, è più difficile che in passato, oggi siamo inflazionati dalle parole, nella nostra epoca computerizzata troviamo altre forme a noi compatibili, oggi siamo moderni pensatori e le nostre espressioni sono libere, hanno comunque quel quid che fa pensare e attira gradimento in chi legge... In parte condivido ma non mi sento di cancellare la poesia classica...

V
Valerio Vergoni2 aprile 2009

La mancanza di metrica è simile all'atonalità in musica: complica, anziché semplificare. Chi rinuncia alla metrica (che non è sinonimo di rinuncia alla rima 9 si trova di fronte al problema: come costruisco un dire poetico? Se faccio quel che mi pare, non esprimo, cado in un eccesso di libertà che si ribalta nel suo contrario. Il vero problema mi sembra: che fare dopo l'abbandono della metrica?

Stellaerratica2 aprile 2009

temo di dovermi accodare a Vajmax: questo componimento non lo definirei poesia ma riflessione prosastica. mi perdoni l'autore ma la metrica è imprescindibile: già il fatto di spezzare i versi in un modo o nell'altro è usarla. male o bene, è usarla. la poesia è una felice fusione di rime (o scelta di evitar le rime) ed emozioni, sensazioni e lunghezza di un verso regolare o variabile. è il fluire delle sensazioni lungo i versi. c'è chi vuole cimentarsi con strutture particolari o semplici, ma non scrivendo sempre a casaccio, bensì dando una forma congeniale al proprio sentire attuale. e domani cambiar lo stile. la metrica intesa come dall'autore spaventa. se guardata con occhi meno ostili, può essere un'occasione di crescita alternativa.

M
Matteo Uliana6 aprile 2009

A prescindere dal tono di invettiva del componimento che può essere stato dettato da uno stato d'animo, mi sento di condividere gran parte dei pensieri esposti da Nicola. Senza nulla togliere ai grandi poeti del passato e contemporanei che scrivevano e scrivono in metrica (e che ritengo dei maestri, credo che oggi essa costituisca una gabbia per coloro che desiderano viaggiare con la propria mente e liberare i propri pensieri. Ricordo inoltre che un tempo essendo la poesia legata indissolubilmente alla musica la metrica era indispensabile. Ora invece mi pare, a parte casi particolari (Lucio Dalla, De André Etc.) che le due forme artistiche hanno preso binari distinti.

Michele Tropiano11 giugno 2012

Dire di disprezzare la metrica e per di più dirlo in una poesia sembra, a me, una bestemmia. disprezzare la metrica è come disprezzare i grandi capolavori dell'umanità. Certo è che essa è oramai superata e la poesia è in verso libero. Il che è ha lasciato sicuramente più spazio alla creatività. Ma sicuramente pure la metrica non "costringe a sillabare impressioni e riflessioni" come dici tu, è una visione sbagliata che hai della poesia. Il discorso è talmente ampio che è impossibile trattarlo nelle circa 700 battute di questo commento, quindi non dico altro.

questa splendida è come l'uovo, fantastico contenitore d'albume e tuorlo, per quel che serve si separa ...e si prepara... ovviamente il più consono e la frittata, l'importante è che non sia salata... POESIA NOTEVOLE

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Fatto salvo che l'Ars Poetica richiede di per sè metrica rigorosa e versi melodiosi ...per il poetar leggero, quale ad esempio il mio, vale in genere il seguente più tenero giudizio: assenza di metrica e ottimi versi... (poesia); metrica perfetta e versi dozzinali (non poesia)...

Rossi Alessio11 giugno 2012

Mi pare ci sia un po' di confusione sia nei commenti che nella poesia... ma mi limiterò alla seconda. Il fatto di non rispettare la metrica è una scelta che caratterizza ognuno di noi, e nella poesia qui sopra il tutto è fin troppo categoricamente esposto, per i miei gusti, rendendo appunto il tutto poco poetico. Sul fatto di sentirsi costretti e incatenati dalla metrica mi sembra poi una visione un po' drastica,è come dire di sentirsi incatenati dalla grammatica... Un componimento poetico può essere valido sia con la metrica che senza, ma è non è assolutamente vero che la metrica sia superata dai poeti moderni... spesso è semplicemente nascosta... Un testo più simile ad uno sfogo che a poesia, senza nulla togliere all'opinione dell'autore.

C
Chiara8417 gennaio 2014

Forse non ho capito, forse faccio addirittura confusione. Penso che disprezzare la metrica voglia dire "togliersi dal collo un metro da sartoria" e cucire abiti d'istinto, avendo in mente un modello, ma renderlo ogni volta sempre più diverso, mettendo del nostro in ogni abito. Ma qui non si può fare, qui ci sono grandi maestri, che parlano di metrica, rima, concetto discorsivo etc etc Qui non c'è mai nessuno che entra fin dentro le parole, anche qui lasciano poco da dire (o scrivere). Sei stato fortunato che almeno te l'han fatta pubblicare la poesia. Complimenti

C
Claudio Toccafondi17 gennaio 2014

Nicola, a mio avviso, non ha voluto affermare che le regole uccidono la poesia, ma ha espresso il convincimento che la metrica ed altre forme o modelli di poetare – cioè le regole accademiche – possono costituire una gabbia che coarta il pensiero che così assoggettato perderebbe freschezza e vivacità d’invenzione. E qui occorre ricordare come la diuturna lotta contro le Accademie abbia rigenerato le arti. Quindi sono d’accordo con Nicola, fin qui. Ma tutti, credo, siamo convinti che senza alcuna regola ci sarebbe il caos: alludo alla grammatica (ahi Nicola la seconda strofa) alla sintassi, alla consecutio temporum, E ancora, regola non scritta, la poesia deve essere tale, e non una prosa. Dire cosa la debba connotare è arduo.

Duilio Martino17 gennaio 2014

Dante con suo "inferno" lo spediamo in cantina cosi come Foscolo con la sua "sera". Tutti dovrebbero scrivere senza farsi ingabbiare... questa è la prima regola per fare poesia. La metrica effettivamente è una gabbia poiché costringe a "ricercare" parole e verbi, ma questo è un motivo in più per DARE ONORE A CHI LA USA. Le più belle opere scritte in metrica e Rime sono di tragicità sconvolgente tanto per smentire chi cerca ottusamente di affermare che il dolore mal si sposa con le rime. Ognuno scriva come meglio crede... ai posteri l'ardua sentenza.