Disprezzo la metrica
Nato a Trento il 13 febbraio di 27 anni fa, diploma artistico alle spalle e laurea in lettere moderne e filosia (tesi su Jack Kerouac) ancora da digerire, si innamora della poesia alle superiori quando, la prof. d'Italiano presenta alle sue orecchie ancora orfane di parole che sappiano descrivere il mondo intero il dec
Commenti (14)
Totalmente condivisa. La metrica non la ho studiata e francamente credo di poter scrivere ugualmente quello che il cuore e l'anima mi indicano senza ingabbiare ciò che sento in schemi rigidi. Detesto gli schemi e le costrizioni e penso anche io che uccidano la parte più spontanea dell'arte, l'immediatezza e la fantasia estrosa. Penso di essere piuttosto anarchica come autrice. A me piace così. Molto apprezzata.
Credo che questa poesia è condivisa da molti di noi, penso che la poesia è l'espressione di ciò che ognuno di noi sente nell'anima, certo scritta con maestria poetica avrà più splendore, ma... Anch'io esprimo roba mia, senza regole e ne metrica, così come le sento. Perdonatici
Condivido in pieno i commenti precedenti... anch'io non uso nessuna metrica ma solo parole che si trasformano in pensieri liberi di scorrere ... Molto apprezzata
diciamocela tutta, oggi fare poesia di quella classica con relativa metrica e virtuosismi, è più difficile che in passato, oggi siamo inflazionati dalle parole, nella nostra epoca computerizzata troviamo altre forme a noi compatibili, oggi siamo moderni pensatori e le nostre espressioni sono libere, hanno comunque quel quid che fa pensare e attira gradimento in chi legge... In parte condivido ma non mi sento di cancellare la poesia classica...
La mancanza di metrica è simile all'atonalità in musica: complica, anziché semplificare. Chi rinuncia alla metrica (che non è sinonimo di rinuncia alla rima 9 si trova di fronte al problema: come costruisco un dire poetico? Se faccio quel che mi pare, non esprimo, cado in un eccesso di libertà che si ribalta nel suo contrario. Il vero problema mi sembra: che fare dopo l'abbandono della metrica?
temo di dovermi accodare a Vajmax: questo componimento non lo definirei poesia ma riflessione prosastica. mi perdoni l'autore ma la metrica è imprescindibile: già il fatto di spezzare i versi in un modo o nell'altro è usarla. male o bene, è usarla. la poesia è una felice fusione di rime (o scelta di evitar le rime) ed emozioni, sensazioni e lunghezza di un verso regolare o variabile. è il fluire delle sensazioni lungo i versi. c'è chi vuole cimentarsi con strutture particolari o semplici, ma non scrivendo sempre a casaccio, bensì dando una forma congeniale al proprio sentire attuale. e domani cambiar lo stile. la metrica intesa come dall'autore spaventa. se guardata con occhi meno ostili, può essere un'occasione di crescita alternativa.
A prescindere dal tono di invettiva del componimento che può essere stato dettato da uno stato d'animo, mi sento di condividere gran parte dei pensieri esposti da Nicola. Senza nulla togliere ai grandi poeti del passato e contemporanei che scrivevano e scrivono in metrica (e che ritengo dei maestri, credo che oggi essa costituisca una gabbia per coloro che desiderano viaggiare con la propria mente e liberare i propri pensieri. Ricordo inoltre che un tempo essendo la poesia legata indissolubilmente alla musica la metrica era indispensabile. Ora invece mi pare, a parte casi particolari (Lucio Dalla, De André Etc.) che le due forme artistiche hanno preso binari distinti.
Dire di disprezzare la metrica e per di più dirlo in una poesia sembra, a me, una bestemmia. disprezzare la metrica è come disprezzare i grandi capolavori dell'umanità. Certo è che essa è oramai superata e la poesia è in verso libero. Il che è ha lasciato sicuramente più spazio alla creatività. Ma sicuramente pure la metrica non "costringe a sillabare impressioni e riflessioni" come dici tu, è una visione sbagliata che hai della poesia. Il discorso è talmente ampio che è impossibile trattarlo nelle circa 700 battute di questo commento, quindi non dico altro.
questa splendida è come l'uovo, fantastico contenitore d'albume e tuorlo, per quel che serve si separa ...e si prepara... ovviamente il più consono e la frittata, l'importante è che non sia salata... POESIA NOTEVOLE
Fatto salvo che l'Ars Poetica richiede di per sè metrica rigorosa e versi melodiosi ...per il poetar leggero, quale ad esempio il mio, vale in genere il seguente più tenero giudizio: assenza di metrica e ottimi versi... (poesia); metrica perfetta e versi dozzinali (non poesia)...
Mi pare ci sia un po' di confusione sia nei commenti che nella poesia... ma mi limiterò alla seconda. Il fatto di non rispettare la metrica è una scelta che caratterizza ognuno di noi, e nella poesia qui sopra il tutto è fin troppo categoricamente esposto, per i miei gusti, rendendo appunto il tutto poco poetico. Sul fatto di sentirsi costretti e incatenati dalla metrica mi sembra poi una visione un po' drastica,è come dire di sentirsi incatenati dalla grammatica... Un componimento poetico può essere valido sia con la metrica che senza, ma è non è assolutamente vero che la metrica sia superata dai poeti moderni... spesso è semplicemente nascosta... Un testo più simile ad uno sfogo che a poesia, senza nulla togliere all'opinione dell'autore.
Forse non ho capito, forse faccio addirittura confusione. Penso che disprezzare la metrica voglia dire "togliersi dal collo un metro da sartoria" e cucire abiti d'istinto, avendo in mente un modello, ma renderlo ogni volta sempre più diverso, mettendo del nostro in ogni abito. Ma qui non si può fare, qui ci sono grandi maestri, che parlano di metrica, rima, concetto discorsivo etc etc Qui non c'è mai nessuno che entra fin dentro le parole, anche qui lasciano poco da dire (o scrivere). Sei stato fortunato che almeno te l'han fatta pubblicare la poesia. Complimenti
Nicola, a mio avviso, non ha voluto affermare che le regole uccidono la poesia, ma ha espresso il convincimento che la metrica ed altre forme o modelli di poetare – cioè le regole accademiche – possono costituire una gabbia che coarta il pensiero che così assoggettato perderebbe freschezza e vivacità d’invenzione. E qui occorre ricordare come la diuturna lotta contro le Accademie abbia rigenerato le arti. Quindi sono d’accordo con Nicola, fin qui. Ma tutti, credo, siamo convinti che senza alcuna regola ci sarebbe il caos: alludo alla grammatica (ahi Nicola la seconda strofa) alla sintassi, alla consecutio temporum, E ancora, regola non scritta, la poesia deve essere tale, e non una prosa. Dire cosa la debba connotare è arduo.
Dante con suo "inferno" lo spediamo in cantina cosi come Foscolo con la sua "sera". Tutti dovrebbero scrivere senza farsi ingabbiare... questa è la prima regola per fare poesia. La metrica effettivamente è una gabbia poiché costringe a "ricercare" parole e verbi, ma questo è un motivo in più per DARE ONORE A CHI LA USA. Le più belle opere scritte in metrica e Rime sono di tragicità sconvolgente tanto per smentire chi cerca ottusamente di affermare che il dolore mal si sposa con le rime. Ognuno scriva come meglio crede... ai posteri l'ardua sentenza.








