Taglio secco
Cadono stanche le torri d'avorio
e il tuo ricordo rimbalza sui muri
di gomma, esalazioni dei tempi duri:
note più gravi del mio repertorio
Saranno venti i giorni futuri
il caldo brina il mio territorio
nel freddo afoso di questo obitorio
volti la faccia a grida e spergiuri.
Accetterai le corse del mare
se poi violente schiacciano i ponti
mangiando fiori prati ed i monti
accetterò di finger di amare.
Vedrò scorrere attimi di vita
in centimetri di capelli tagliati
nelle lacrime dei sogni scordati
bianca la pena che si era inasprita.
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Commenti (1)
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Giulia Aurora5 aprile 2009
bella e profonda da rileggere per la sua densità fatta parola
