Imber

Questa pioggia che ha l'odore del metallo,
si conficca nella pelle in mille chiodi
che il sole lascia brillare e frena in stallo,
arroventando in fiori i vecchi odi.
Se cadranno lievi quelle lacrime celesti
aprirò all'estate la pelle nuda
perché cingano il mio corpo senza vesti
cospargendo ciò che il cielo si trasuda.
Il tintinnio della città che ascolti
è il suono sordo che culla la notte,
volata nel cuore l'alba che scorti,
la mente già spazia a splendide rotte.
Il mare ed il cielo potranno baciarsi
e nei bagliori le tenebre saranno più cupe
dai tronchi appaiono vivi gli intarsi
e gli alberi incutono da incima alla rupe.
Nella magia che ruba il sale alla vita
che dona il ricordo di pace alla fine,
nell'ombra di questi pensieri è un uscita
che splende di rose, recise alle spine.
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Commenti (1)
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Chiara Catanese26 aprile 2009
Una poesia che trascina, che fa divenire il lettore protagonista e sembra di perdersi verso quelle rotte e in questi scenari immaginifici... Ci sono immagini molto originali ed è ben strutturata. Godibilissima. Molto bella.
