Candida noia

Il riverbero ipnotico si pasce
Nel lucido albume dell'orizzonte irrigidito
Dove alla metallica eco del giorno ormai stranito
Il cuore mi sazio d'ariosi singulti e piccole ambasce
Si sgrossa la mente come frastaglio d'insonnia
Da un monolito di albe e duri meriggi
Defluiscono i miei radi pensieri
Dagli interstizi grigi di un cielo vano
Dai vuoti luccicanti di una carnosa noia
L'amore si è eliso col dolore
E rivelatemi la lega di sensazioni sorte
Dalla nebulizzazione di questo bianco d'osso
Se questo mio pallore ancora risorge
Nell'agonia di immagini sorde
E fuggono le radiazioni dalla netta cromia
Che si spalanca come un fosso
Che il freddo della purezza mi incanti, deificato e falso,
O il baleno della morte sulla faccia di un imbianchino
E duole l'occhio che lento cola, come uovo sparso,
Nell'oppiacea attesa del mio corpo di manichino
Nella sospensione che vado sillabando mi pigli
Candida noia
Come il pulviscolo in balia di un raggio conciso
E dolce vagheggio e senza sbadigli
Lo sfregio splendido che un afflato ti farà
Come una lama sul viso
Ma nelle frantumazioni del sole
Che nelle ampie conche dell'accecato meriggio
Ti si moltiplica in margini afosi
Ancora torturami i convolvoli della fantasia
Con abbagli impietosi
©
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