D' illusione
Mi scorgo
frigido
a fissar le gravide stelle
come ottusi chiodi
testarde e vere
Nel riflesso divino
non sento le labbra
e gli occhi mezzani
a cercar nel presunto
possibili fronti
Mi sporgo fiero
aggrappato al cielo
pensando di possederlo
ed in un pugno
bagnato
lo stringo
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L'autore
Zarathustra
vivo tra l' eccitato ed il depresso la mia sobria ed indelebile punta di masochismo congenito, nell inalterabile e consapevole disordine che segue precedendo il mio passaggio
Commenti (2)
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Azar Rudif20 giugno 2009
Non c'è nulla di ciò che possiamo vedere, sentire, toccare o anche solo immaginare che non potremo, un giorno, tenere in un pugno. Se c'è, possiamo prenderlo o sentirlo
Lina Sirianni20 giugno 2009
Versi che scorrono asciutti ed entrano nel cuore, una vera Poesia, splendido quel pugno chiuso che stringe il cielo... Stupenda

