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Biografie e Diari 2 agosto 2014 · lettura 7 min · 1283 letture

Il Treno che corre

Pasqui Lettieri 219 racconti pubblicati
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Il treno viaggiava a velocità sostenuta. Il vagone, precisamente, il numerato otto, arrancava, seguiva il corpo del bolide di ferro con affanno sulle ruote roventi. L'aria schizzava via al suo passaggio. Strattonato nelle curve, il vagone procedeva alla velocità di un corso di un fiume tranquillo, che scorrevole, scendeva da una piccola montagna,  e andava a riposarsi nel letto della verde valle. Il tutto, comunque non conforme alla prassi della velocità stabilita dal guadagno. Procedeva comunque il vagone del treno  contro le critiche che prendevano fuoco su doppi binari allineati e scorrevoli della società capitalistica e accumulatrice. Tutto ciò, accadeva sotto la luce intensa di un sole, di un'arancia raggiante. Divorava l’aria il verme d’acciaio nel  percorso, questo per la fretta di raggiungere la stazione di arrivo: " Bucava il tempo, anzi, a volte lo anticipava, gli apriva la pancia e si inoltrava. Qualche passeggero dimenticava di osservare l’immagine scorrevole della natura che il treno attraversava rapidamente. Quasi tutti gli occupanti delle carrozze preferivano starsene a pigiare tasti di telefonino quasi scarichi per la troppa sollecitazione. Messaggi, musica e curiosità tecnologiche si impadronivano del loro motore, o meglio, della loro anima. Il cuore d'ognuno di loro batteva lentamente. Preferivano stare occupati col tatto piùche con la vista. Questo, capitava anche se il finestrino di vetro duro era invitante, doppio, scorrevole sulla natura come lo schermo di un televisione in Hd e tre D. Evoluzione della scienza affaristica, propaganda che colpiva nello stomaco . Speriamo che non arriveranno mai al cuore, sarebbe deleterio il tutto, sarebbe la fine dell'uomo, la manomissione radicale dei pilastri della sua anima, mi ripetevo. Nulla si crea, se non per interessi corporativi su questa terra. L'uomo nsce avido di latte ... Mia madre nel frattempo viaggiava da sola nella terra del disfacimento mentale, aveva ottanta e uno anni.  A fatica, rammentava il tempo futuro e quello passato, si divertiva a spendere soldi per conservare una prassi che la legava al mondo come l'ombelico del nuovo nato alla madre: " Ho, possiedo, comando e sono riconosciuta da tutti “ Altrimenti ... Così faceva volare via colombe di euro, scorrevano veloci come l’acqua dal rubinetto i biglietti da cinquanta. Quando non li aveva tra le mani o nel borsellino colorato da splenditi fiori, perdeva il ritmo del trascorso, piangeva, strillava come una ragazzina alla perdita del primo amore. L’abbracciavo, la baciavo, accarezzavo i suoi capelli colorati resi tali dalla tintura che il parrucchiera ogni quindici giorni curava. Ci teneva alla sua vanità mia Madre.  Accadeva spesso ... Improvvisamente, la Sua realtà si trasformava, mia Madre diventava figlia, io padre, poi, in un seguito breve, un  susseguirsi di figure si accavallavano al momento: “  Figlio,  nipote, cugino, amante, poi, marito, muro di contenimento, la diga  che regge, la muraglia cinese. A tutte queste nuvole immaginarie e non, fatte di idee e tristi pensieri di fumo d'arrosto di un nuovo vissuto, di atavico fuoco, la sua anima invadeva prepotentemente il reale stare al mondo. Ballavamo su una paittaforma non stabile sul mare non quieto, illuminato da una luna bianca che somigliava, quand'era un quarto, all'ala di un bianco angelo. Incendiava il tutto ... quando  scompariva mia Madre del sempre. Il fumo invadeva il reale ...  Ogni logica scompariva nella foresta delle sinapsi stanche di percorrere i ricordi. Certo, le barricate che si costruiscono con la forza del razionale servono a non far debordare il pensiero astratto nel catino dell'ignoto. Mi proponevo questo, quando mi ritrovavo nell'arrosto del pensiero che ardeva al fuoco dell'irrazionale illogico, pensiero della mia prima Eva. Eccezioni ....  nel tramonto dell'età. Non si sa altrimenti come finirebbe lo scontro delle verità parallele. Ogni verità forse ha un'età, chi sà. Certo, i treni non sono più come una volta, tutto scorre veloce bruciando il tempo, così di questi tempi, anche l’amore purtroppo bruciato, finisce arrosto. L’attimo del morso dei denti del sentimento è quello di assaporare le morbide labbra pieghettate dal lascito delle parole, poi, frettolosamente scappa, tutto passa e finisce, come mai l'accaduto abbia lasciato traccia nel cuore. Nuovi solchi si cercano, nuove pieghe sulla membrana fragile di un nuove labbra si adoreranno. Tutto questo, dura appena un attimo di un falso tempo che non traccia strada nelle arterie dei cuore. Che tristezza è diventato il nobile sentimento. Certamente, l'amore oggi è un gelato semplice da gustare, si sta attenti a non sporcarsi le mani, come se lo stesso sentimento fosse contagioso o virulento nella sua forma sentita.   Tra la collina della mia infanzia, ripercorrendo l'adolescenza e gli addietri anni di mia Madre, il treno procedeva spedito. Si lasciò andare nel corpo e nell'anima mentre era seduta sulla poltrona comoda del treno. Ebbe un momento di paura, un attimo di angoscia come un fuoco , consumò la breve fragile ragione, il fiume travisò dai suoi occhi.

 

Le Sue lacrime perle. I Suoi baci carezze di rose. Le Sue mani balsamo. Ogni dolore volava via … Come le rondini col mal tempo. Il treno procedeva senza soste, si riattraversavano territori conosciuti e non, su binari ferrosi e nuovi. A tratti ridevamo della destinazione, dell’ultima fermata dell’oblio. Nessuno di noi due sapevano della stazione ultima. Giocavamo nel viaggiare a rappresentarci chi eravamo. Ci scambiavamo i ruoli in un infinito nulla che ci aspettava, ci tenevamo stretti con le mani senza paura. Il mare nei tuoi occhi, primo elemento vidi. Il tuo corpo una terra di conquista, ricordo ancora le irte colline. I capezzoli come alberi eretti. Le carezze della tua terra sul mio corpo. I primi sorrisi, l’ odore, il sapore di tutta Te nella mia vita che procede su binari ferrosi, e mi incoraggia, mi da lo slancio come una fionda per andare avanti. Madre mia, mai, non dovrai scendere dal vagone da sola.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Il racconto narra dei passi a volte veloci, altre, di passi lenti nel cammino della vita. Del dolore soprattutto, che colpisce quando si intravede il viale di chi ami diventare sempre più buio.»

L'autore
Pasqui Lettieri

La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver

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