Il grande simposio dei poeti
Il teatro era pieno di gente, sindaco assessore e tanti tanti tanti grandi poeti.
La giuria premiava i migliori, quelli con rime e con allori. Una ragazza salita sul palco ebbe gli applausi maggiori, ma forse per la lunghezza della sua gonna, più che per la scioltezza dei suoi versi, gonna corta davvero.
C'era anche un esimio professore dalla metrica colta e precisa, facente parte di una stirpe di eruditi che senza metrica non si consideri mai poesia.
Gli applausi si susseguivano ma nessuno ascoltava nessuno, ognuno aspettava solo il momento di declamare quel che aveva scritto.
C'era solo un signore, nella terza fila pare che non fosse parente di nessuno e cosa più strana, non era nemmeno un poeta.
La gente si interrogò, per tutto il teatro fu un vocio di sussurri leggeri.
Chi era? domadnava il brigadiere al suo amico pompiere.
Alla fine una signora della giuria si fece coraggio, si avvicinò a quel signore e chiese davvero chi fosse.
Lui, la guardò e sorridendo rispose: sono uno spettatore.
Il silenzio della sala si fece a quel punto glaciale.
Allora la leggenda era vera, qualcuno era solo spettatore e non anche lui parente o scrittore.
Commenti (1)
Hariseldom coglie nel segno: spesso, nei simposi di poesia, il pubblico è formato dai poeti stessi e dai loro parenti e amici, che si presentano soprattutto per farli contenti, mentre le persone estranee (gli spettatori) sono mosche bianche. Si può da qui dedurre l'importanza di tali convegni... (Solo in una partita di calcio di infimo livello, in una partitella tra ragazzi il pubblico è così formato...)
