Una vita banale (parte undicesima)
I giochi
Meritano un capitolo a parte i giochi degli anni sessanta. Il primo gioco che ricordi era una trottola di latta che premevi dall'alto e che girando mostrava delle strisce colorate. Gioco con cui potevi però farti male perché tra il pomello e la fine della vita poteva rimanerci la carne della mano.
Un gioco abbastanza stupido ci si stufava subito dopo averla fatta girare.
Trenini della rivarossi e della lima che uscivano sempre dai binari, ci voleva tanto tempo a montare la pista e pochissimo ci si giocava.
Provai a farne una specie di plastico con casette fatte con le costruzioni di legno e soldatini.
L'assalto al treno era un classico.
Avevo una scatola di legno dove c'erano le costruzioni, sempre di legno anche quelle e a forma di solidi geometrici.
Ho giocato tantissimo con quelle costruzioni come con altre in cui dovevi fare una specie di puzzle.
Crescendo mi regalarono il meccano, chi non ha mai giocato al meccano?
Viti, cacciaviti, pinze e pezzi di gru da montare con costruzioni di metallo.
Il problema era che non potevi che fare pochissime cose e che ci voleva sempre un'altra scatola.
La lego sarebbe arrivata dopo e debbo dire che ho mantenuto poi la tradizione con i miei figli.
Ma il gioco dei giochi erano i soldatini.
Diciamo che prima andavano di moda indiani e cow boy e avevo persino un fortino, forte Alamo con tanto di lunghi coltelli, carovana e diligenza.
Penso che le storie che inventavo con i soldatini furono il primo esercizio da raccontastorie.
Sempre nella metà degli anni sessanta iniziai a collezionare mezzi giocattolo della seconda guerra mondiale.
Camion, Jeep, lancia razzi, autoambulanza e sopratutto carri armati.
Insomma si giocava con cose che potevi manipolare e non come oggi davanti a un video.
E poi si andava al cinema, in particolare a Pescara c'era il cinema San Marco.
Ma supercalifragilistichespiralidoso lo racconto un'altra volta.
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