Un racconto, una rosa
Aveva cinque anni il giorno che suo padre l’ abbracciò nell’atrio dell’ospedale tra le piante di biancospino, abbraccio che la resa forte come una quercia del Supramonte . Un testamento silenzioso, non ricorda le avesse detto una parola, fu un silenzio carico di dolore, consapevole di essere giunto alla fine, cercò di trasmetterle il più importante insegnamento per un intera vita, L’AMORE. In confronto qualunque abbraccio, da quel momento in poi , sembrò freddo, questo condizionò la sua vita ,ma le diede il modo di capire immediatamente , con la prima stretta di mano, le persone. Quell’abbraccio che la resa prigioniera, conteneva l’immenso senso di libertà che l’accompagna da sempre. Per quanto possa amare una persona ,al primo sentore di imposizioni, fugge si ribella come un gatto selvatico . Svincolata da qualunque cosa limiti i rapporti umani, innamorata del mondo , avendone la possibilità emanerebbe una legge: OGNI UOMO , almeno una volta, ha il diritto di conoscere gli altri popoli perché impari ad amarli attraverso la conoscenza . Anna
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