Il mio nome
Come dovesse partire, Viola cercava di mettere in ordine i ricordi, sorrise pensando che in cinquanta anni, il suo “ amore” non l’ avesse mai chiamata per nome, ma semplicemente: tesoro! Sin dal primo incontro, nel disordinato giardino di una zia, le fece un regalo, un kriss malese che aveva forgiato con un coltello da cucina! Iniziarono a frequentarsi, la prima frase riguardò il colore dei suoi occhi, furono baci abbracci, una sorta di fidanzato eterno senza mai chiamarla. Nacquero i bambini, partoriti nella piccola casa assistita dall’ amica Piera , lui come infermiere, del resto aveva fatto un corso in marina, in tutto quel trambusto, benché emozionato non pronunciò il suo nome. Né accadeva nelle lunghe sere seduti sul vecchio divano, tenuti per mano, parlando delle tante cose del giorno, osservando i bambini che giocavano. Né mai nelle passeggiate, in viaggio… Una brutta malattia posse fine al loro amore, neppure l’ ultimo giorno, consapevole che fosse un addio, a Viola restò il ricordo del suono che avrebbe avuto il suo nome con la sua voce, eppure lo sapeva, almeno una volta lo sentì quando gli fu chiesto: Vuoi tu come legittima sposa… Una stranezza che Viola ricama immaginando che forse non gli piaceva, o non sentiva il bisogno di chiamarla perché lei era sempre presente, che forse bastava il suo sguardo. Chissà se incontrandola in un’ altra dimensione, la chiamerà per nome, o come aveva sempre fatto, l’ accoglierà semplicemente con un abbraccio osservando i suoi occhi!
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Bello, emozionante.. (Annamaria Gennaioli)
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