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Biografie e Diari 26 aprile 2016 · lettura 3 min · 1383 letture

Nessun Dorma

Matteo Bio Matteucci 147 racconti pubblicati
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Mi svegliai di botto, senza apparente motivo, non mi sentivo stanco o stordito, un po’ accaldato.
Allungai il braccio verso l’altra metà del materasso, ma il posto era vuoto, ghiaccio, deserto.
La sveglia segnava le tre e venticinque, mi alzai con la coperta sulle spalle.
Dalla sala semi illuminata scorsi la sagoma della mia compagna, china sui libri.
Appunti, fogli, la moka sul tavolo, musica di sottofondo molto molto bassa: Mirage.
Un paio di candele quasi spente, con questa, fanno quattro notti che passa in bianco.
Fra poco ha un esame importante, si sta sfibrando. Il giorno lavora, il pomeriggio sistema casa e la notte studia, un massacro psico fisico.
Non ero molto contento, ma era la sua vita, volevo non rinunciasse ai suoi sogni o che passasse la notte al mio fianco, ma nemmeno vederla in questo modo.
Mi avvicinai, le toccai la spalla, si voltò sorridendomi.
Aveva gli occhi arrossati, stanchi.
Le misi la coperta sulle spalle, " sono in alto mare, mi serve un salvagente o rischio di colare a picco".
"Nah, ce la farai, hai visto di peggio, devi solo riprendere fiato " risposi.
Era una roccia, molto più di me, in certi casi, non conosceva la parola " resa", combattiva e determinata.
Odiava fallire, ma chi lo vorrebbe?  Detestava farsi vedere vulnerabile, voleva avere sempre tutto sotto controllo, presunzione e retorica a parte era molto fragile.
C’erano giorni in cui l’ansia la divorava, dormiva male e sognava peggio.
A quel punto rischiando una compilation di vaffanculo che nemmeno Masini, dopo un paio di cristi, mi riusciva farla staccare.
Andavamo sul mare in scooter, anche se faceva un freddo cane, tralasciando, naturalmente, i pinguini, orsi polari e foche che ci pattinavano accanto. Si avvinghiava come edera, forse per paura di cadere o perchè si sentiva al sicuro.

Tenerezze. 
Cercavamo un posto un po’ appartato e dopo aver messo il telo a terra, ci mettevamo distesi a guardare il mare, contemplando il cielo per cercare di riportare un po’ di calma nel chaos.
Alle volte strapparle un sorriso era dura, ma quando partiva a ridere era fatta.
Tornava luminosa, frizzante, ironica, con punte di sarcasmo un po’ pesanti, ma la preferivo cosi che sbriciolata. il bello era quando cominciavo pure io a diventare caustico e brutalmente beffardo.
In più di un occasione le nostre lingue un po’ velenose, un po’ taglienti hanno lasciato un segno ben marcato.
Diventavamo accordati all’unisono, cominciava la frase ed io la finivo e viceversa, c’era intesa e sana follia, oltre al bene, ovviamente.
Sospirai.

La invitai ad alzarsi, ebbe un lieve mancamento, la presi in braccio e la portai in camera. Mise la testa fra la spalla e mento, il posto magico, la adagiai sul letto, avevo paura si rompesse, accesi la piccola lanterna. Tempo di coprirla, era già partita per il mondo dei sogni.

Tornai in sala, chiusi i libri, spensi le candele e riordinai tutto quanto, il gatto mi squadrava come un generale della Gestapo.  Per fortuna domani era sabato e potevamo dormire un po’ di più.
Aprii la finestra per cambiare aria.
Una sirena lontana, il profumo dei pini, il rumore della notte.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Matteo Bio Matteucci

Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra

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