SATYRICON NOW -Così parlò il Sarchese (II)
CAPITOLO XVII - Così parlò il Sarchese(II)
Ah, che odio oggi nei confronti del corpo!… che sordo rancore verso ciò che è percepito un limite!… vorremmo graffiarlo, torturarlo, marchiarlo a fuoco… che ci preclude la via a sempre più esagerate esperienze goderecce… che ci sbarra il passo alla presunzione di una sua indefinita fruizione… ch’è poi lo spirito del tempo… la legale felicità!... tatuaggi e peircing sono allora i segni dell’ odio bambinesco di un dio crucciato della sua finitudine… il segnale capriccioso di chi, volto ardentemente alla felicità per statuto, è consapevole nel contempo dell’ inanità di simile promessa… di siffatta aspettativa… e odia, odia la sua stessa carne… attenti allora ai mocciosi crucciati perché vogliono presto e subito il bobò promesso… e l’ integrativo nel biberon che gli danno da ciucciare è alcool, gioco d’ azzardo, droga, le mille forme del porno… via, supereccitazione alle stelle, insomma… cose che servono intanto a dimenticare il nulla che sottende a questa sbandierata felicità… e che il corpo, attraverso la sua fisicità temporale, mette in evidenza e rappresenta… si odia il corpo proprio in quanto immersi in toto nell’ ideologia della merce, nel mercato… come non spregiare infatti ciò che riteniamo essere solo un mezzo?... come non detestare quel che può essere alienato da noi stessi... come non bestemmiare all’ arrivo improvviso del dolore e della sofferenza, che come una scure, interrompe bruscamente l’ interminabile serie di allucinazioni di questa colorata liberilandia immanente?... sì, liberilandia… libertà di cambiare a piacimento le sue stesse leggi e regole… se è utile fa comodo e piace a lor signori… cosicché anche il regime fiscale nazionale è messo sotto accusa… si piange che bisogna pagare meno tasse… ci si indigna dell’ esagerato succhiaggio del vampiro statale… chi si lagna è il carro, adesso, mica i buoi… dicono poi, poverini, che sono sottoposti a tassazione eccessiva, loro… che sono stati fatti arricchire in modo illimitato dal governo presieduto dal Mida che tutto quel che tocca è oro… ma che abbiamo eletto noi, però, noi… ma sarà vero allora che solo per caricare la breccia è buona la folla… così se avessimo i coglioni, non ci starebbero tanto allegri nelle loro stupide feste, quelli… che senza né arte né parte, si sono visti pieni e gonfi di quattrini, tanti, da comprarci un po’ di tutto… negozi, macchinoni, navi, cinema, alberghi, ristoranti, palazzi, ville, terre… ma che ora gli esce l’ ernia, invece, a restituirne un po’ alla società che ha permesso a chi non vale nemmeno la pisciata che si piscia, di accumulare le ricchezze di Creso… ma è meglio che mi sto zitto, va… che arresti la mia lingua, prima che comincio a farci i nomi e i cognomi, io…”
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
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