Pane e prosciutto
Mangiavo o meglio muovevo la bocca e inghiottivo qualcosa.
Troppo deluso, amareggiato, incazzato e non del tutto presente, inutile provare a capire che diavolo fosse. C’ era del pane e del prosciutto, se cotto o crudo non lo so, davanti a me una bottiglia di acqua frizzante e un bicchiere di vino rosso, qualche briciola annegava senza chiedere aiuto.
Il cellulare bloccato sul quel messaggio " E’ finita non cercarmi più ".
La stronza non ha avuto il coraggio di dirmelo in faccia.
Una storia nasce, si evolve, cresce e magari finisce, ma nell’ arco di poco meno otto ore passare da amore a odio, da "stringirmi forte a mi dai noia", da "non mi lasciare sola e scompari dalla mia vita".....alla faccia del disturbo bipolare.
Ho perso il conto degli accidenteni mandati e dei fazzoletti appallottolati.
Occhi gonfi e stomaco dolorante, come se avessi affrontato un pugile professionista incazzato con Equitalia, messo all’ angolo e colpito senza remore.
Mi sarò chiesto fino allo sfinimento dove ho sbagliato, un cambio così repentino, come una finta tipo guizzo da attaccante in area di rigore, mentre il portiere è andato a raccogliere margherite.
Mi son seccati entrambi i sacchi lacrimali, anche le palle, a breve cadranno come foglie in autunno.
"Sarò stato troppo schietto e sincero? " ecco questa è la domanda a cui non trovo risposta.
Tutti vogliono la verità, ma quando la dici, mettono il muso e si incazzano.
Non son riuscito a fare un respiro decente da parecchi ticchettii di orologio, mi grattavo la barba, strizzavo gli occhi come se dovessi risolvere un’ equazione.
“ Avrà trovato un altro pirla forse fisicamente non la soddisfavo o magari è lei che è scema".
L’ unica colpa è quella di averle aperto il mio cuore, credendo fosse protetto...
Una vibrazione, il display si accese, passai il pollice, lessi poche parole, mi prese il tremito.
Il boccone di pane e prosciutto si fermò a mezzo esofago togliendomi il respiro.
Il cuore si mise a correre, i muscoli diventarono di marmo ed il bicchiere si ruppe, il cameriere che accorse, una spinta ed il tavolo che volava, un’ altra spinta ed un calcio, sangue sulle nocche.
Una fitta strana alla schiena, fra le dita vetro e capelli.
Una sirena, una manganellata, acciaio sui polsi.
La quiete di un sedile.
La testa dolente, " Non è colpa mia, ho solo avuto una brutta giornata " abbiate cuore.
Trovavo il modo di ironizzare, ma ero nella merda fino ad i miei orecchini, ho dato di matto, ho picchiato un cameriere che faceva il suo lavoro, spaccato un tavolo, piatti e bicchieri. Forse ho pure colpito un agente.
La lucidità era lontana e la caserma molto vicina.
Chiederò scusa, ripagherò i danni, ma quasi sicuramente mi prenderò una denuncia, è quasi ovvio.
Uscì dalla questura alle prime luci dell’ alba con in testa mille pensieri confusi e distorti, mi faceva male la schiena ed ero lontanissimo dallo stare bene, dovevo anche riprendere la macchina, porca eva.
Nottata balorda dio cristo e tutto per un messaggio di una bastarda, se lo rileggo mi sale la bestia un’ altra volta e finirei per andare a prenderla a sberle, mi leverei una soddisfazione non da poco.
Mi fermai davanti alla vetrina di Sephora pensando seriamente di seguire l’ istinto, ma poi? Verrei arrestato e rimpiangerei quel giorno tutta la vita.
Che ribrezzo di donna... che essere ignobile, mi ha ingannato per mesi.
Coraggio, domani andrà meglio, ma ora ho bisogno di tornare a casa e placare questi demoni o rischio di esplodere come il Tambora.
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
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