Hide & seek I parte
L’intruglio di erbe era in infusione sopra al davanzale, fuori un tempo da lupi, pioggia e vento.
L’influenza di quest’anno è stata una cosa soprannaturale, son viva per miracolo, ho preso più medicine in questa settimana che in un anno solare. Notti in bianco, naso chiuso, dolori ovunque: una chiavica.
Mi stavo lentamente riprendendo, ma il mio stomaco era ancora in convalescenza, plaid e divano mi attendevano. Un buon libro, luce soffusa e candele sparse per il salotto.
Dovevo far pace con il mio fisico, volevo sentire il fruscio della carta, il suo odore, l’inchiostro, vedere i caratteri, il contatto con qualcosa di vivo.
Altro che Kindle, la tecnologia in questo caso può attendere e può comodamente andare a farsi friggere.
Guardai fiera la mia libreria, ogni libro un viaggio, una scoperta, una nuova vita.
Mi ero accomodata pronta per partire, perdermi fra quelle parole, prendermi le distanze da questo pianeta e dal rumore indistinto di voci confuse, di ipocrisie, di frasi vuote.
Un tuono con annessa folgore mi fece sobbalzare e dal mezzo delle pagine, cadde un bigliettino.
Nello stesso istante che mi toccò la pancia, il tempo si fece lento.
Una sensazione che avevo debitamente riposto nel cassetto dei ricordi, quando vivevo nei secondi degli attimi, nei sospiri lunghi e nei silenzi assordanti.
" Gran brutta bestia la malinconia", un nodo mi si strinse ad altezza gola.
Chissà adesso che starà facendo, mi chiesi, fissando la finestra coperta di gocce d’acqua.
Visto il tempo sarà a caccia di fulmini oppure nel suo letto, con il cappuccio calato sulla fronte e la musica nei pensieri.
Dovrei affrontare questo problema una volta per tutte, trovare il coraggio, suonargli il campanello, parlarne con lui, ma finirei per perderemi in quegli occhi e la parola si farebbe silenzio. Si finirebbe a fare l’amore, come tutte le volte.
E’ finita, non per causa sua, ma per colpa mia, non riuscivo a fidarmi, mi dimostrò in mille modi che era diverso, ma il mio cervello non voleva capire.
Certo, tornassi indietro mi comporterei diversamente, ma forse è tardi e l’ho fatto penare abbastanza.
Ricordi.....
Presi in mano la tazza, ancora bollente, avevo le mani ghiacciate, odoravo come un cane da tartufi quel mix di essenze.
Mi sfiorai le labbra con il pollice per scansare una lacrima ed un rimpianto, pensare che lo conobbi per caso, in un modo così stupido, che se ci penso prima rido poi piango.
Da quel giorno rivalutai gli strani casi del destino.
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
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