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Comicità e Satira 15 maggio 2017 · lettura 3 min · 1083 letture

Amicizia? No, grazie ho smesso

Matteo Bio Matteucci 147 racconti pubblicati
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...e si chiamano amici, amiconi, confidenti, ma i più sono rapporti distorti e mai bilanciati. Viziati e sciupati da assurde pieghe mentali e convinzioni troppo cretine.
Ti cercano se trovano tempo, ti cercano se gli serve qualcosa, ti cercano per sfizio.
Dopo, usati come kleenex o goldoni, ti appollottolano e ti lanciano in qualche angolo o cassetto o in qualche cespuglio, come un oggetto inanimato.
Prendi polvere come un filtro.
Dimenticandosi quello che eri, di cosa sei stato.
Facendoti venire dubbi su chi sei e su cosa eri, se mai fossi stato qualcuno.
Ti chiedi se è colpa tua o se son stronzi loro.
Il tuo cervello si fa mille domande senza trovare risposte.
Dopo aver girato a vuoto come una ruota senza denti, quasi avvilito, deluso, incazzato o semplicemente saturo, cominci a fregartene e li accade il miracolo... Tutto diventa lontano, piccolo.
Il rumore si quieta, riesci a vederli in tutta la loro piccolezza, ridicola bruttezza.
Ritorni attento, sereno, contento.
I gesti diventano meccanici, la parole un ronzio lontano.
Non si vogliono sporcare le mani.
Non vogliono problemi, giustamente, ne son talmente pieni che i libri di matematica diventano giornaletti goliardici.
Ed i numeri si incazzano, entrano in confusione, si crea dispersione, scappano via, ma ne resta uno soltanto, lontano al margine.
Ti giudicano, ma non hanno voglia di conoscerti "Non ho tempo per sapere chi sei, ma se mi lavi la macchina ti posso concedere udienza ".
"Obbedisco eccellenza... succhia ‘ sta minchia con doviziosa efficenza."
Evitano i tumulti, ma dentro son più scomposti di una frattura.
Hanno il cervello come mollica bagnata, agiscono per schemi e impostazioni.
Viaggiano su rotaie talmente lise che al primo sussulto perdono la trebisonda ed è colpa tua che dovevi frenare.  
Guai poter pensare di vivere anche solo per dieci minuti senza fili.
Vivono compressi come tomi in una libreria
Son marionette, ma si credono liberi.
Pieni di pregiudizi, mettono il veto pure su quello che fanno e se lo fanno... nevicherà nel deserto.
Storcono il naso, dubitano.
Vogliono nuotare, ma restano ancorati agli scogli come denti di cane.
Li osservi, provi pena per loro, non sapranno mai cosa c’è in fondo al mare.
Dove l’ acqua diventa scura, dove regna il silenzio, ma tutto ha un senso, dove tace pure la paura.
Superficiali e ottusi, questo sono.
Ammassi di carne, muscoli e tendini.
Fanno branco, combutta, vessano, ma ti temono, ti vedono come una minaccia, se manifesti affetto.
Ti marchiano come una bestia. Ti dipigono come Troccoli.
Sgrani gli occhi, sbuffi e ti scaccoli.
" Non hanno capito un cazzo ".
Trilla il telefono " Come stai è tanto che non ti vedo ".

Dopo due anni di silenzio, quattrocento metri di distanza, suonare il citofono non usa?  
Sbotti a ridere, un altro demente è tornato alla carica.
Cancella messaggio.

Che pena!

Fissi per un attimo lo specchio, mentre una ruga ti corruga il volto.
C’è una ragnatela, dovrei pulire, ‘ sta camera sembra un mausoleo.
Pazienza, tanto per loro sono morto.

   

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Irriverente e caustico»

L'autore
Matteo Bio Matteucci

Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra

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L'autore la pensa come me, sull'amicizia... (Antonio Terracciano)

Perlopiù è così. Per fortuna non sempre! (Silvana Poccioni)

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