Eroe senza costume II parte
Telefonai al dottore pregandolo di passare, io per evidenti motivi non potevo andarci.
Cercai alla meno peggio di sistemare un po’ casa, ma muoversi con scioltezza era fuori discussione.
Dovevo disfare la valigia, mi saliva la nausea, non osavo immaginare gli odori sgradevoli una volta aperta la zip. Magliette macchiate di sangue e patacche di cibo, giornali piegati e unti, garze sporche e fazzoletti appallottolati. Dal mezzo di quella malebolgia dantesca, sbucò fuori una felpa blu, enorme, non sapevo di chi fosse, cercai di fare mente locale, ma nulla.
Nella fretta la misi in borsa? Magari hanno sbagliato le infermiere, forse mia sorella?
Bizzarro, nonostante sia stata a contatto con roba macchiata e maleodorante per settimane, aveva addosso un’ essenza particolare.
Presi la manica e me l’ appoggiai alla guancia, era morbida e profumata.
Piansi.
Son momenti come questi che sento la nostaglia di un compagno, potersi appoggiare a qualcuno, riprendere fiato quando la salita si fa dura, una parola d’ incoraggiamento, un gesto d’ affetto, una spalla su cui piangere e non di una manica di vestiario qualunque. ...Sogni, speranze, desideri infranti dal suono gracchiante del citofono.
Barcollando come un pugile sul punto di cadere faccia a terra, sudata e trafelata aprii il portone.
Quattro metri di corridoio e son da buttare via... Lasciai socchiusa la porta di casa e mi sedetti sul divano.
" Permestolo, si può? C’è qualcuno, vengo in pace".
"Permestolo? Oh madonna, ma chi è. Sta a vedere che è l’ ennesimo venditore o altro scassaminchia”.
Un pochino in apprensione rimasi, quando dallo spiraglio non riconobbi la figura nota del dottore.
Con affanno ed un po’ di paura, mi alzai in piedi: " non voglio nulla, non ho bisogno di nulla, non entri o mi metto a urlare " dissi seccata.
"No, ma aspetti guardi non voglio venderle nulla, volevo solo riavere la felpa".
Le parole mi si bloccarono, quasi anche il respiro.
Poi con un fil di voce risposi " Ah ma certo, prego si accomodi".
" Non mi dia del Lei o mi fa sentire vecchio " rispose con un mezzo sorriso.
Davanti a me si stagliava un qualcosa di poco chiaro e definito, oltre l’ altezza considerevole ed una silhouette da far imbestialire un bariatrico patologico, portava con se un qualcosa di misterioso.
Gli indicai il divano.
Ero lenta ed i movimenti ancora più goffi, lo guardai di spalle, sfiorava i due metri.
Dovette chinare un po’ la testa per non battere nella lampada.
Era strano.
Nella mente si fecero largo ricordi, domande e curiosità. Lo guardavo mentre cercava di trovare una posizione comoda, il divano per lui era piccolo.
Si tolse il berretto e cuffie, aveva dei capelli assurdi, mi fece sorridere.
" Volevo sapere come stava e se aveva bisogno di qualcosa " disse.
"Perchè? Scusa, ma chi sei? risposi con una punta di aggressività.
" Beh, senza girarci intorno, sono io quello che ti ha tirato fuori dalla macchina, chiamato i soccorsi e vegliato in ospedale. Sono l’ anonimo che ti ha salvato la vita".
Stavo sul punto di svenire. Respiravo con fatica, avevo le mani fredde, mentre una vampata di calore mi esplose in petto.
Fine II parte
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
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