Pioggia, arance e scarpe rosse
Veramente ispettore, è la quarta volta che lo dico, non è cambiato niente rispetto alle altre volte.
Avevo fatto la spesa da poco, sono sola quindi faccio la spesa giorno per giorno.
Esco dal supermercato con due borsine, arance, un po’ di prosciutto, verdura e dei biscotti.
Erano le 20: 10 minuto più minuto meno, non presi nemmeno il carrello.
Mi avvio alla macchina e mentre apro lo sportello qualcuno mi afferra alla gola con forza e mi punta qualcosa di acuminato al fianco.
"Dammi la borsa" dice.
Vorrei urlare, ma la voce si spezza, mi bisbiglia all’ orecchio di non urlare, di lasciarlo fare.
Mi palpa il seno con violenza.
Era nero, se africano o di altra etnia non lo so.
Vorrei divincolarmi, scappare, ma sono bloccata, comincio a piangere e singhiozzare, mi infila la mano sotto la gonna e tutto si ferma...
Sento il suo membro che si fa largo fra le mie nudità.
La paura mi attanaglia, mi vedo finita...
Volevo chiedere aiuto, tentare di fuggire, ma è forte, la sua presa è inesorabile. I muscoli agivano da soli.
" Più ti muovi, più mi piace" il suo alito fortemente alcolico mi da la nausea
Arresa....mi sento arresa.
Quando ad un certo momento, succede qualcosa... che non riesco a mettere a fuoco, a ricordare, nonostante i vari interrogatori, le sedute dalla psicoterapeuta... la presa si fece meno violenta.. non sentivo più il suo contatto sul mio corpo... il suo alito... il suo calore... il suo cazzo sul mio culo... qualcosa si era frapposto tra me ed il mio carnefice.
Mi chiesi cosa stesse succedendo, ma il mio cervello è fuori gioco.
Ho la vista offuscata, non vedo. Il mio corpo trema, la mente non risponde, non ho controllo su niente nemmeno sulle emozioni. Vorrei urlare, piangere, scappare...vedo le arance rotolare, come piccole palline rosse.
Frasi, parole, rumori sordi, poco chiari.
"Ti prego... basta, non volevo". " Zitto animale, ora la paghi!"
" Qualcuno supplica, ’ ennesimo rumore e poi un prolungato irreale silenzio"
Ho il cuore che corre come un fulmine, come se mi stesse per scoppiare il petto.
Mi rannicchio inerme contro la macchina.
Qualcuno si inginocchia davanti a me, ma rimane distante, mi tende una mano, ma non mi tocca.
Penso sia il mio carnefice venuto a finire il lavoro, ma ha un buon odore. Fresco, pulito, sembrava di pineta.
"Cerchi di stare calma, l’ ambulanza sta arrivando".
Volevo parlare, dire qualcosa, ma niente... poi non so credo di aver perso i sensi.
"Vede signorina, quando i soccorsi sono arrivati hanno rinvenuto un’ ingente quantità di sangue, due denti, un coltello e una scarpa in pessimo stato numero 41.
Abbiamo controllato le telecamere decine di volte, ascoltato le varie testimonianze, alcune molto pittoresche, ma brancoliamo nel buio.
" Alto oltre i due metri. Un pugile o un militare. Una figura a metà strada fra un vendicatore ed un super eroe. Nessuno ci ha saputo dare un identikit attendibile”, ci manca un corpo e non sappiamo dove sia. Abbiamo allertato e fatto il giro dei Pronto Soccorso, senza successo.
Ecco perchè l’ abbiamo contattata di nuovo, per vedere se ricordava qualcosa.
Ripeto Ispettore, non lo so, davvero, basta io ero la vittima.
Posso dirle che mi ha salvato la vita ed aveva le scarpe rosse....
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
Commenti (0)
Ancora nessun commento su questo racconto. Se ti va, scrivi il primo!
