Tra inferno e paradiso
Elena Poldan
16 racconti pubblicati
+ Segui
Sfioro col vento della nostalgia un tempo ormai defunto. Era di prato il colore di quegli anni selvaggio, in cui, in bilico, fra tensioni e follia, mi evolvevo in una forma astratta, senza aria e senza ali, in un nido aperto a pericoli e arpie.
In quel caos di intemperie e discordie c’era un amore disturbato da tanta guerra, che i sorrisi uccideva ogni giorno, pretendendo egoista ritorno.
La mia famiglia usurpata da due megere disperate, una felicità solo sognata.
Oggi, sola in questa nebbia di emozioni senza nome e di frasi mai osate, s’inerpica il mio coraggio soffocato un tempo da lei, che pretendeva amore e cortesie senza curarsi di me, di nessuno, senza vedere sofferenze e inguaribili danni... ma da quando se n’è andata, sono rinata! Sto venendo fuori da quella trappola di paure dove mi aveva relegata.
Pensavo di voler scrivere altro, ma è venuto fuori questo, e i sensi di colpa non me li merito, glieli rimando, lì dove é adesso: le appartengono.
E in questo strano passaggio, dove tra disperazione e forza, mi sto conquistando un posto nel mondo, mi manca il tuo sguardo, mamma. Il vuoto che mi hai lasciato dentro a volte mi sembra insostenibile, mi sento impazzire e desidero morire... passo giorni senza parlare, col magone, disperata, senza sole. Ma poi non so cosa accade e ricomincio a volare fra sorrisi e amore. Un piede nell’abisso e un ricciolo in paradiso, così alterno il tempo, mentre mi trascorre uno strano tormento.
In quel caos di intemperie e discordie c’era un amore disturbato da tanta guerra, che i sorrisi uccideva ogni giorno, pretendendo egoista ritorno.
La mia famiglia usurpata da due megere disperate, una felicità solo sognata.
Oggi, sola in questa nebbia di emozioni senza nome e di frasi mai osate, s’inerpica il mio coraggio soffocato un tempo da lei, che pretendeva amore e cortesie senza curarsi di me, di nessuno, senza vedere sofferenze e inguaribili danni... ma da quando se n’è andata, sono rinata! Sto venendo fuori da quella trappola di paure dove mi aveva relegata.
Pensavo di voler scrivere altro, ma è venuto fuori questo, e i sensi di colpa non me li merito, glieli rimando, lì dove é adesso: le appartengono.
E in questo strano passaggio, dove tra disperazione e forza, mi sto conquistando un posto nel mondo, mi manca il tuo sguardo, mamma. Il vuoto che mi hai lasciato dentro a volte mi sembra insostenibile, mi sento impazzire e desidero morire... passo giorni senza parlare, col magone, disperata, senza sole. Ma poi non so cosa accade e ricomincio a volare fra sorrisi e amore. Un piede nell’abisso e un ricciolo in paradiso, così alterno il tempo, mentre mi trascorre uno strano tormento.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
ⓘ
I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Fadda Tonino24 dicembre 2018
Una donna, che non trova posto in un cuore che ama, è capace di fare una rivoluzione. Concedimi di augurarti un dal cuore <br/> Dai che l’inverno è quasi passato Scrivi ancora Grazie

