Una giornata piovosa
Pasquale Lettieri
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Non c’è cielo stamane.
Una sottile e fastidiosa pioggia dentro il grigio colore del tempo rumoreggia lentamente nella mente.
Predomina il bianco e nero tra i pastellati colori delle case, la nebbia copre ogni momento, la noia assale, morde il collo, tira giù. La palude della stasi ingoia ogni bracciata di ogni pensiero che come naufraghi cercano di raggiungere la riva delle idee Neanche la nera bevanda aromatica del caffè fumante riporta a galla me. Respiro banalità. Sputo cerchi di fumo,
sbuffo ascoltando note sterili di samba
che non vibrano sulle corde del sentire.
Ogni pensiero nasce appassito,
non odora, molle si dilegua ancor prima di apparire nei prati emozionali del sentire.
Piove incessantemente nell’ agorà del tempo fuori, e per riflesso dentro lo schermo che è il mio corpo.
Siamo unica cosa nell’ insieme.
Il ticchettio della pioggia sul tetto di casa scuote qualche breve emozione, mi allunga le mani nel cesto dei ricordi sepolti nel terreno del tempo che passa; Per avere compagnia tiro fuori immagini scolorite dal tempo, antiche, sbianchite ingiallite." Sorride mia nonna, brontola il nonno davanti a una frittata di uova e cipolle. Corrono veloci le immagini soffermandosi sul buon odore della cucina e i capelli argentati della nonna. Evocate, salgono da dentro come nuvole colorate per breve tempo, poi, svaniscono tra cerchi di fumo di sigarette che ansiosamente aspiro.
Non riesco a incollare le sequenze, le apparizioni, come in un calendoscopio, queste, si affacciano al balcone dei ricordi disordinate, a mala pena riesco a intravedere spezzoni della pellicola. Ogni immagine ha una sua autonomia, una sequenza che il pensiero trascina per poco nel cinematografo della mente. Come coriandoli colorati si mescolano tiepidamente in questa soporifera giornata invernale," febbraio è curte ‘ e amaro" Qualcuna di essa predomina la scena per breve tempo come un cavaliere, poi, si smaterializza nel momento che non ha tempo.
Ho noia di me tra questo bianco sporco cielo e questi lunghi filamenti di pioggia che non cessare mai di cadere, tra l’ altro un vento freddo accarezza ogni cosa con cattiveria. Morde la noia il collo con denti aguzzi, mi oscura i colori del cuore, vestito di tedio. A’ strada è’ chiene ‘ e luce, ‘ e basoli songo lustricate ‘ e sole, scorre l’ acqua comm’ e’ na’ funtanella. E’ comm’ e’ n’ a’ prucessione,’ e mmbrielli nire fanno a’ fila. Cce stà chi fuje che buste in’ cape ‘ e cce’ sta’ chi allucca o’ figlio ‘ e nun se nfò nnere mieza ‘ a via gurdande ‘ e bancarelle che pazzielle; O’ tiempo è niro niro comm’ e’ ‘ a pece,’ e tuoni se divertono ‘ a strillà. Pur’ je, mieza a’ sta strada, mieza sta ‘ via, mm’ sento tuono, tanta rabbia prove cà porta dinto o’ cuorpo ppè stu tiempe dispittuse. Vulesse chiagnere pure je comme ‘ o cielo, vulesse o’ core lustricata comme ‘ e basoli ‘ o sole. Vulesse nà carezza, nà certezza, doje manelle ncoppo ‘ o core; mille baci,’ a vocca toja vulesse, vulesse senti’ ‘ a voce cà m’ arriva dinto o’ cò re. Ma ‘ a porta sta inserrata ‘ e nisciuno a’ po’ rapi‘, ‘ e po,’ a che vale apri’ sta porta si nisciuno vene ‘ a bussà che nocchè de mane stu purtone ‘ e legna antica.
Una sottile e fastidiosa pioggia dentro il grigio colore del tempo rumoreggia lentamente nella mente.
Predomina il bianco e nero tra i pastellati colori delle case, la nebbia copre ogni momento, la noia assale, morde il collo, tira giù. La palude della stasi ingoia ogni bracciata di ogni pensiero che come naufraghi cercano di raggiungere la riva delle idee Neanche la nera bevanda aromatica del caffè fumante riporta a galla me. Respiro banalità. Sputo cerchi di fumo,
sbuffo ascoltando note sterili di samba
che non vibrano sulle corde del sentire.
Ogni pensiero nasce appassito,
non odora, molle si dilegua ancor prima di apparire nei prati emozionali del sentire.
Piove incessantemente nell’ agorà del tempo fuori, e per riflesso dentro lo schermo che è il mio corpo.
Siamo unica cosa nell’ insieme.
Il ticchettio della pioggia sul tetto di casa scuote qualche breve emozione, mi allunga le mani nel cesto dei ricordi sepolti nel terreno del tempo che passa; Per avere compagnia tiro fuori immagini scolorite dal tempo, antiche, sbianchite ingiallite." Sorride mia nonna, brontola il nonno davanti a una frittata di uova e cipolle. Corrono veloci le immagini soffermandosi sul buon odore della cucina e i capelli argentati della nonna. Evocate, salgono da dentro come nuvole colorate per breve tempo, poi, svaniscono tra cerchi di fumo di sigarette che ansiosamente aspiro.
Non riesco a incollare le sequenze, le apparizioni, come in un calendoscopio, queste, si affacciano al balcone dei ricordi disordinate, a mala pena riesco a intravedere spezzoni della pellicola. Ogni immagine ha una sua autonomia, una sequenza che il pensiero trascina per poco nel cinematografo della mente. Come coriandoli colorati si mescolano tiepidamente in questa soporifera giornata invernale," febbraio è curte ‘ e amaro" Qualcuna di essa predomina la scena per breve tempo come un cavaliere, poi, si smaterializza nel momento che non ha tempo.
Ho noia di me tra questo bianco sporco cielo e questi lunghi filamenti di pioggia che non cessare mai di cadere, tra l’ altro un vento freddo accarezza ogni cosa con cattiveria. Morde la noia il collo con denti aguzzi, mi oscura i colori del cuore, vestito di tedio. A’ strada è’ chiene ‘ e luce, ‘ e basoli songo lustricate ‘ e sole, scorre l’ acqua comm’ e’ na’ funtanella. E’ comm’ e’ n’ a’ prucessione,’ e mmbrielli nire fanno a’ fila. Cce stà chi fuje che buste in’ cape ‘ e cce’ sta’ chi allucca o’ figlio ‘ e nun se nfò nnere mieza ‘ a via gurdande ‘ e bancarelle che pazzielle; O’ tiempo è niro niro comm’ e’ ‘ a pece,’ e tuoni se divertono ‘ a strillà. Pur’ je, mieza a’ sta strada, mieza sta ‘ via, mm’ sento tuono, tanta rabbia prove cà porta dinto o’ cuorpo ppè stu tiempe dispittuse. Vulesse chiagnere pure je comme ‘ o cielo, vulesse o’ core lustricata comme ‘ e basoli ‘ o sole. Vulesse nà carezza, nà certezza, doje manelle ncoppo ‘ o core; mille baci,’ a vocca toja vulesse, vulesse senti’ ‘ a voce cà m’ arriva dinto o’ cò re. Ma ‘ a porta sta inserrata ‘ e nisciuno a’ po’ rapi‘, ‘ e po,’ a che vale apri’ sta porta si nisciuno vene ‘ a bussà che nocchè de mane stu purtone ‘ e legna antica.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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