L’ incontro
Pasquale Lettieri
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Quando mi chiamavo, era immediato l’ arrivo, giusto il tempo di prendere l’ ascensore, salire di un piano e presentarmi all’ appuntamento, questo accadeva in ogni momento della giornata, in particolare quando avevo il desiderio, la necessità di comunicare tenendo stretta nella mano la nuvola di zucchero filato, non dovevo ripetere più volte il mio nome per essere presente a me stesso. A volte mi presentavo in occasioni, dove non c’ era bisogno di dirmi nulla, salivo a piedi velocemente le rampe delle scale e sussurravo versi di poesie in momenti inopportuni. Il cuore si apriva come la nascita di un fiore, una coperta calda avvolgeva il mio corpo e lo spirito viaggiava tra parole e immagine scandagliando quel territorio mistico dove il tutt’ uno con entrambe le due parti di me si ritrovava in un connubio di amore ed estasi. E’ da qualche tempo che non mangio zucchero filato, mi chiamo ma non sono presente, non prendo l’ ascensore per raggiungermi, ne salgo di fretta le scale per essere preciso all’ appuntamento. Non so cosa mi è successo, mi son diviso improvvisamente da me, come la tortora, questa, ogni mattina chiama il compagno che mai si presenta all’ appuntamento, volato altrove, eppure sono uccelli fedeli le colombe … Come tutti i pozzi si prosciugano anche una parte di me, si è prosciugata col tempo dell’ inchiostro poetico, dell’ acqua del raccontarmi emozioni, storie, e favole per bambini. Ogni ciclo finisce, e non si sa dove va a finire, mi ripeto, l’ essere umano è un minatore, deve scendere nelle viscere del suo mondo per trovare nuovi filoni, nuove idee, nuove strade, nuovi pozzi con acqua limpida e pepite di poesie, fare storia che aiuta l’ incontrarsi in territori inesplorati. Qualcuno tanto tempo addietro, nelle pagine del mio passato mi disse di stare attento ai buchi immaginari, non gli ho mai creduto, tuttora ritengo che nell’ inconscio: “ Buio della miniera, “ non ci siano pericoli di crolli ma strati di noi che non conosciamo, dobbiamo solo indossare un casco di protezione e scavare, scavare…
Mi bagno del nulla dopo lo scomparire di ogni tramonto, dopo il chiamarmi col nome, non arriva l’ abbraccio che spero. Fioca diviene la luce; l’ ombra della perdita rende magri i miei pensieri, non si sostengono, scivolano via senza lasciare traccia di cibo; incalza la sera, appaiono i primi piccoli fuochi nel cielo buio, tremolanti fiammelle lontane accendono la miccia dentro ai miei occhi che piano s’ illuminano di meraviglia.
Mi bagno del nulla dopo lo scomparire di ogni tramonto, dopo il chiamarmi col nome, non arriva l’ abbraccio che spero. Fioca diviene la luce; l’ ombra della perdita rende magri i miei pensieri, non si sostengono, scivolano via senza lasciare traccia di cibo; incalza la sera, appaiono i primi piccoli fuochi nel cielo buio, tremolanti fiammelle lontane accendono la miccia dentro ai miei occhi che piano s’ illuminano di meraviglia.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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