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Biografie e Diari 2 dicembre 2020 · lettura 10 min · 804 letture

La mia s. cresima e la bambolina di pezza

e
emiliapoesie39 14 racconti pubblicati
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Frequentavo  il catechismo  per  fare la s. cresima, quando  mia  madre  mi  disse  che  si doveva  andare   al  paese  per  fare   delle  spese.

Abitando  in campagna,  c’ incamminanno  di  buon ‘ ora, la  mia  mano  nella  sua,  io ancora piccola  e  non abituata  alle  strade  dove  transitavano  auto.

A  quei  tempi,  il sacramento  della  cresima  si  faceva  all’ età  di  sette,  otto  anni,  cioè  al  tempo  in cui  si frequentava  la seconda o terza  elementare.

In  quegli  anni  sebbene  di auto ve ne fossero  poche,  di  motocicli o biciclette  se  ne incontravano  già  molte… si  vedevano  calessi e  biroccini  trainati  da  cavalli  e  carri  agricoli  trainati  da buoi,  lenti ed  ingombranti.  Le  strade   non  erano  larghe  come   le attuali, non erano  asfaldate, quindi  bisognava  stare  attente  a non inciampare  e   a  cadere  in buche insidiose.

Si  andava  in  paese  perché  la  mamma  doveva  acquistarmi  il  necessario per fare la cresima  in parrocchia  ed  essere… al  pari con le  altre  mie  compagne.

Acquistammo   i calzini  bianchi,  un paio  di  mutandine, il tessuto  per  la  sottoveste

un  bel  vestitino… e le scarpe  nuove. Ci  recammo quindi   da   Gioa’ e  Nunziatina  e mentre  la  mamma era  intenda  a fare acquisti  consigliata  dal commerciante, io  mi  ritrovai  ad  essere  completamente  conquistata  da  una  grossa  bambola  ad un lato  dello  scaffale;  vicina  ad  essa… un’ altra  bambolina  molto  più piccola ma  anche  molto  più  bella….Rimasi  per  tanto  tempo  a rimirarla e quasi non profferii parola, perché  sognavo quanti  vestitini  avrei  potuto realizzare e quanti  giochi con essa  avrei potuto fare. Poi andammo   da   Aduccia  per   acquistare  il  tessuto  per  l’ abitino (allora  ognuno  si  vestiva  come poteva)   e fummo  accolte  con cortesia da    una giovane  signora che poi nel corso  degli  anni  diventerà  mia  suocera.

La  signora  ebbe  cura di mostrarci diversi  tessuti  leggeri e trasparenti  dai  colori   delicati:   la mamma lasciò  a me la possibilità di scegliere il  tessuto  che  più mi piaceva.  Scelsi,  consigliata  una  stoffa  leggera di  organza  rosa  che  aveva disegnati  dei  quadratini… Dopo  di  che andammo  da Sirvè, la  nostra  sarta di fiducia,  la   quale  mi  diede  in mano  un giornale  con bambine e tanti  vestitini belli,

io  scelsi  un abitino con un “ volant” nello  spallone, il  colletto  rotondo,  la gonna  arricciata  con tanti volant  che  si  ripetevano.  Infine  andammo  da  Dedalo  de Crispi ‘ amico  di tutti i suoi clienti  e  fu li  che  acquistammo  un  paio  di  scarpine  bianche  abbellite  da una fibbia  a  lato. Avevo  paura  di toccarle… per  il timore di sciuparle  e mi ritrovai ad essere felice  anche se il  mio  pensiero era  fisso  nelle bambole.  Fu  solo al  ritorno  che  parlai  di quella  bambolina a mia  madre, ed espressi  il desiderio  d’ averne  una.,la mamma mi fece chiaramente  capire che non poteva  comprarmela, perché cosa  non necessaria per  il sopravvivere  della famiglia

e che  potevo  giocare  con altre  cose. Aggiunse  poi che avrebbe fatto il possibile per  regalarmela… se  io fossi  stata  brava e buona, non tornai più con lei sull’ argomento.

N. 2  Un  giorno  però  a proposito, zia Riga  e le mie  sorelle   Giulia e Nena  si  misero  all’ opera… su qualcosa  che  a me sembrava  misterioso… e misterioso   non lo  vidi  più  allorquando  capii  che  loro  stavano  disegnando  su  carta  la   silouette  di  una  bambola.  silouette  che  poi  ritaglirono  ed  appoggiarono,  come  modello su una  tela  grezza  e  sulla  quale  incominciarono  a  lavorarci  sopra. E fu  cosi  che   in poco  tempo… una  bambolina  venne  realizzata… Le  sopracciglia  le  vennero  fatte a “ punto erba” con il  cotone  nero;  gli  occhi  erano due  semplici  puntini   neri  e  al  posto  del  naso  due  segnetti  realizzati  con del  filo  colore  avana, mentre la  bocca  era  come   una  mezza  luna   rossa.

IL  tessuto, ormai  cucito  e confezionato,  venne  riempito  dalla  parte  della  testa con  della  crusca  di  grano, la semplice  semola  che  si  aveva  in  casa. Prima preoccupata  per  quella  semplice  accozzaglia di  poche  cose, la  scoprii  poi  graziosa  e piacevole, perché risultò… divertente  al  tatto,  il  corpo  ben  sostenuto.

Con  il  rossetto  le  vennero  sfumate  le guance e  con  del  filo  nero  di  lana,  a  quella  che  stava  cominciando  ad  acquistare  la  rassomiglianza  di  una  bambola  le  vennero  fatti  i  capelli  poi  raccolti  in  graziose trecette.

Con  i  cugini  e bambini  del  vicinato, venne  fantasticato il battesimo   con  tanto  di  pranzo  che consisteva  in  una  fetta  di  pane   e mezza  mela  per  ciascuno .Chiamammo  Isabella  quella  bambolina  che ben  presto  divenne… la  compagna  dei  nostri  giochi  e  dei  nostri  includenti  lavori. Ci   dilettavamo  a  crearle sandali con  cartone   e nastrini,  a  farle  dei  vestiti  con gli  avanzi  dei  lavori  fatti  in  casa

dalle  sorelle.  Ed  Isabella  era  per  noi  sempre  in   bella  vista….anche  quando  eravamo  impegnati  in  altri  giochi.

Un  giorno  vedendola imbruttita,  decisi  di  lavarla… con  acqua  e sapone, poi la misi  ad  asciugare  esposta  al  sole, in un lato  della  nostra  casa   di  campagna….

Per  qualche  ora tutto  andò bene,  ed  ebbe  a  durare  questo  “ bene “ fino  a quando  non si incominciarono  ad udire  schiamazzi  di  galline.  Corsi  allora  velocemente  verso  la  provenienza  di  quei  tanti schiamazzi  gallinacei   e mi  accorsi   di una  cruda  realtà, le  galline  una volta  strappato il  sacchetto  di tela, si  erano  tutte  buttate, litigando  per  il primo posto a  spizzicare  voracemente  quella  crusca  per loro  vera  manna.  Uno  spizzichio  che  durò poco, perché  un ocone  maschio, il quale  si mise ad inseguire ogni  altro  animale  presente per  sgombrare la piazza.  Al mio  arrivo  intenzionata a   salvare   qualcosa, dovetti  scappare… perché  l’ ocone,   anziché  scappare  costrinse  me   a  farlo.

Alla  fine di quella  gallinacea  orgia,  di Isabella  io  raccolsi  quel  poco che restava e lo  riposi  in una scatola, il  tutto ma  era  ben  poco… bagnato da qualche  dolorosa  lacrima.  Con    quella  bambolina… morirono  anche  i miei  sogni  e si concluse  la  mia  infanzia, e  forse   ebbe  fine… tutto il tempo  della  mia fanciulezza.  Mi  rimase

solamente  la  struggente  memoria  di  tenerla   stretta   stretta  sul  mio  cuore,  nonché   la  gioia  che  provavo  ogni   qual volta  riuscivo a cucirle  qualche  vestitino.

Che  tempi, quei tempi  fatti  di  quel  poco  che  a   noi  tutti  sembrava  molto!

 

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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emiliapoesie39

scrivo da quando bambina frequentavo le medie e trovandomi in collegio soffrivo per la mancanza della famiglia e abituata come ero agli spazi aperti mi sentivo soffocare e allora brevi frasi o magari un brevissimo pensiero lo buttavo giù. a distanza di tempo continuo a scrivere anzi è il mio hobby ....scrivo diari di

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Delizioso racconto, in cui in parte mi sono (Anna Rossi)

rivista. Ben scritto, complimenti (Anna Rossi)

Commenti (1)

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Anna Rossi4 dicembre 2020

Un racconto autobiografico in cui molte persone si possono identificare con la protagonista. Tempi passati nei quali ci si accontentava con poco e quel poco sembrava tantissimo, giochi che erano espressione di fantasia e creatività, niente di artificioso e costruito. l’autrice