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Amore 2 maggio 2022 · lettura 3 min · 698 letture

Parte 1

Giomiri 21 racconti pubblicati
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Ho aspettato un anno per appendere i quadri alle pareti. Non ci riuscivo. Mi sembrava di rendere definitivo il cambiamento. Di rendere reale tutti quei mesi, tutti quei sentimenti, tutto quel dolore. Aspettavo, semplicemente. Aspettavo che questa casa mi mandasse un segnale, che mi si cucisse addosso come un abito nuovo, scelto per forza. Nel frattempo i giorni diventavano settimane, le settimane si trasformavano in mesi e i mesi sono arrivati a compiere l’ anno. Li guardavo, i quadri appoggiati contro la parete interna dell’ armadio, perché non cadessero in terra, ancora avvolti nella pellicola dei traslocatori. Li spolveravo, controllavo che tutto fosse in ordine, ma il coraggio di aprirli e guardarli e decidere dove appenderli, quello no, non ci riuscivo. E’ come se quella decisione fosse inconcepibile: al di là delle mie forze. È come se le mie braccia non riuscissero a sopportare il loro peso, il peso del martello. E i miei occhi non tollerassero il bianco candido delle pareti per una storia da scrivere, dove la protagonista ero io: solo io.

Eppure di decisioni impegnative ne avevo prese: avevo messo la parola fine ad un matrimonio di 25 anni. Smontato pezzo per pezzo la mia vita, sino a quel momento. Rendendomi impermeabile, accumulando silenzi e dolore. Ho avuto paura e non delle conseguenze della separazione, no. Ho avuto paura della reazione di chi mi è stato al fianco per così tanto tempo e che non ha accettato quello che stava accadendo. Ho avuto paura e non potevo dirlo a  nessuno. Ho avuto così tanta paura da non riuscire più a dormire la notte. Ho avuto così tanta paura da non riuscire più a mangiare. Ho avuto così tanta paura dell’ uomo che avevo così tanto amato, perché non lo riconoscevo più. I litigi mi facevano paura, il suo sguardo folle mi faceva paura. Le sue parole mi facevano paura. I suoi “ ti ammazzo”, ancora rimbombano nelle mie orecchie e se chiudo gli occhi, lo vedo ancora, girare per le stanze, con il coltello tra le mani mentre farfuglia cose prive di senso. Ho avuto paura, anche quando, come un bambino piangeva e mi ripeteva che non mi avrebbe mai fatto del male. Ho avuto paura, così tanta paura quando ha cercato di togliersi la vita, per amplificare il mio senso di colpa e le sue parole: “ guarda come di hai ridotto”, “ guarda cosa sono diventato”, “ fammi rinchiudere, altrimenti io mi ammazzo”.

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Giomiri

Scrivendo lascio piccole tracce affinché io possa comprendermi e gli altri sappiano meglio interpretare i miei silenzi... Scrivere mi regala serenità, mi riconcilia con il mondo.

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