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Biografie e Diari 20 luglio 2024 · lettura 3 min · 587 letture

Mia Nonna Momma

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Caterina Viola Scimeca 52 racconti pubblicati
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Mia Nonna Momma (Mimma)
Mia nonna era il  racconto che spuntava all’improvviso dietro la tenda. Era la favola. L’imprevisto. Ti diceva la verità in faccia. A volte taceva, ma con cenni della testa, degli occhi, con la mimica del viso, con le mani conserte davanti il grembiule a fiori o a pois, ti faceva capire lo stesso. Ella con il suo amore Ciro, primo cugino. Cresciuti assieme.  Sessant’anni di amore incondizionato. Poi lei è andata prima. E lui pregava perché Momma lo venisse a prendere. Morta la moglie tutte le sicurezze gli erano crollate. Eppure era un uomo forte. Aveva fatto la guerra del 15/18. Fatto anche prigioniero dagli austriaci: "Caterina, un pani pi quinnici cristiani!"  Un tozzo di pane era il suo pranzo giornaliero. Quando lui era in guerramia nonna pregava perché tornasse. Una notte senti vocio per la strada, si è affacciata per guardare cosa succedesse e senti una voce tra un gruppetto di persone che non riconobbe che le urlava: Tuo marito è salvo dalla guerra. Tremante tornò a letto. Quella notte non dormi. Le sue preghiere erano state esaudite.
Mia nonna da giovane era emigrata in America. Due fratelli e due sorelle tutti emigrati assieme. Le piaceva quella Terra, dove si trovava lavoro facilmente e si guadagnava. Mi parlava dopo dei cinesi, degli israeliti che aveva conosciuto sui posti di lavoro. Ma ahimè è dovuta tornare, nessuno gliel’aveva imposto, ma l’amore glielo chiedeva. Un patto d’amore che non poteva tradire. Ciro era legato ai genitori anziani, che non avrebbe mai lasciato. E così,con il suo fagottino, così per dire, con la sua valigia, forse di cartone, mia nonna ha detto addio  all’America, per non tornarle mai più.Ma tutta la vita nutri quel rimpianto, di quella vita lasciata, per tornare alle sue origini, ad una realtà che alla fine ha accettato e portato avanti con dignità e lavoro.
Momma era la mamma di mia mamma. Diversa la storia di mia nonna Caterina, la madre di mio padre, morta giovane, lasciando tre figli allo sbaraglio. Mio padre aveva dieci anni quando lei è morta, tutta la vita nel ricordo di quella carezza perduta, di quell’abbraccio mancato.
E poi ogni anno la sorella di mia nonna, Maria Cira, veniva dall’America col marito, in viaggio di piacere. Si era americanizzata, in contrasto con mia nonna che aveva rindossato gli abiti semplici che le erano più congeniali, adatte alla vita di paese, senza tante scosse ed esigenze di apparire. Il posto in cui scaricare le sue valige, le sue borsette particolari, i suoi vestiti di seta nera attillati, era casa mia. Per l’occasione mia madre le cedeva la sua stanza da letto matrimoniale, anche la mia stanza attigua, per darle più spazio. Ed io e i miei genitori ci trasferivamo a dormire nel solaio, sotto il tetto, in un letto improvvisato. La cosa non mi piaceva affatto, ma così doveva essere, non avevo voce per farmi sentire. Avevo paura anche dei topolini, in passato ne avevamo trovato qualcuno. Ma tutto era stato ripulito, mi avevano tranquillizzato, non c’erano topi.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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