Poliflor - Haibun
Avevo sette anni, grandi occhi color del cielo e capelli al vento come il grano a mezzogiorno. Un intero mondo pulsava ai miei piedi mentre correvo per l’immenso terreno della fattoria dei miei nonni.
Mio nonno era alto e vigoroso come una palma da cocco; o almeno così lo vedevano i miei occhi. Si alzava alle quattro del mattino per iniziare il suo lavoro. Io dormivo attenta ai suoi passi: appena li sentivo, saltavo giù dal letto e correvo in cucina. Lì c’era la nonna, piccola, ma maestosa come una dea dalle mani bellissime, che preparava un caffè aromatico. Le chiedevo un bicchiere; lei, senza fare domande, me lo porgeva con un sorriso. Ricevevo la sua benedizione e uscivo dietro al nonno, come se quel rito fosse un segreto condiviso.
Nei recinti, lui sapeva già cosa cercassi. Senza dire una parola, mungeva una capra fino a riempire il bicchiere con la schiuma di quel latte tiepido.
Lo bevevo così, appena nato, con la naturalezza di chi ignora di stare vivendo un istante irripetibile.
Mi chiamava Poliflor,
e io, allora, non capivo.
Oggi so che in quel nome c’era tutto:
l’infanzia, la terra, l’amore…
e l’origine di ciò che sono.
Latte all’alba,
nelle mani del nonno
sboccia il mondo.
Arelys Agostini, Italo venezuelana; è una poetessa "dilettante". Le sue poesie sono un viaggio attraverso emozioni crude e speranze tenaci, espresse con un linguaggio che danza tra passione, denuncia, introspezione, e il suo impegno nel denunciare le ingiustizie, senza perdere l’ironia. La natura è spesso presente nel
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