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Amore 28 agosto 2010 · lettura 4 min · 1616 letture

Nulla è mai come sembra

Daniela Pacelli 4 racconti pubblicati
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Ripensavo a quale era il tuo nome, nell’imbarazzo delle presentazioni, mi ero concentrata nel trovare la frase giusta da dire che dimenticai all’istante il tuo nome. Tutti gli occhi furono puntati su di noi, come fari nella notte e una piccola stufa è come se si fosse accesa tra le gote facendo squagliare due fragole sfumate sulle mie guance. Notasti il mio disagio, l’ambiente era troppo stretto e ormai le orecchie erano tutte tirate su di noi come una camicia appena stirata. Fu così che Sophie e Raul ci invitarono ad uscire per fare due passi visto anche l’orario, ormai tardo. Ci trovammo in strada, tanta era la voglia di parlare lontani da occhi indiscreti con la curiosità di chi in una serata tutto vorrebbe scoprire. Mi invitasti a bere una pinta, lì vicina c’era un piccolo locale, stile new age, di quelli intellettuali dove la gente siede ad un tavolo sorseggiando una tazza di thè e leggendo stralci di pagine di libri accatastati ordinatamente sugli scaffali  disposti per genere letterario.

Gli altri capirono che la situazione si stava facendo bollente così ci salutarono battendo i denti nel freddo di marzo che ancora frustava forte tra le ossa e si dileguarono molto velocemente. Non mi avrebbero mai lasciata da sola a quell’ora con uno che poteva anche essere sconosciuto se non si fossero fidati di lui.

Arrivati al locale, notai dalle facce sorridenti dei camerieri che quel posto non ti era assolutamente estraneo, non c’erano molte persone ma quasi tutti ti rivolsero un abbozzo di saluto, molto cordiale e solare, di chi ti conosce quanto basta. Ordinasti 2 pinte di birra rossa di Scozia poi mi sorrisi dolcemente, quell’espressione ora così rilassata, resa limpida dalla fiamma di una candela che rifletteva nei tuoi occhi mi fece traballare dalla sedia. Capelli corvini scendevano morbidamente tra gli occhi  che di tanto in tanto ti accarezzavi all’indietro con le mani in un gesto che trovai sensualissimo e lo sguardo, così penetrante imbevuto di smeraldo e nocciola mi scrutava con movenze lente e aggraziate. Chi sei ? cosa so di te? Mille domande attraversavano la mente desiderose di trovare le risposte che avrei voluto sentirmi dire. Mi anticipasti dicendomi che frequentavi quel locale abitualmente perché eri un giornalista nonché  scrittore  anticonformista, conosciuto soprattutto a Roma, città degli artisti, dove passavi la gran parte del tuo tempo “ecco perché non ci siamo più visti per tutto questo tempo, ma ho continuato a pensarti” mi disse toccandosi il mento dove albergava un pizzetto maestosamente sagomato. Mi tranquillizzai e gli occhi iniziarono a brillare, non eri uno qualunque, uno di quelli che nella vita pensa solo a lavorare e al calcio, no, tu eri una persona colta e piena di entusiasmo, eri una calamita ed io ero stata catturata all’istante. Parlasti tutta la serata mentre io ti ascoltavo, pendevo dalle tue labbra e poco di me feci trapelare, non parlo molto di me senza prima conoscere una persona, però iniziava a vacillare quell’ostinazione che troppe volte metteva un freno tra me e l’ignoto. Il locale avrebbe chiuso da lì a poco, così ci congedammo sorridendo e da bravo cavaliere mi accompagnasti alla macchina. Suonavano i violini orchestrati dalla luna che illuminava il cielo, ad un tratto il silenzio tra noi, entrambi ci scrutavamo interrogandoci sul passo successivo e giusto da compiere, avrei voluto abbandonarmi a te, ma la ragione tornò a danzare, così sentendoti avvicinare, poggiai la mia guancia sulla tua, per un bacio amichevole, sembravi così timido all’inizio e invece scoprii quella sera stessa che eri un vortice loquace, un fiume in piena. Tentennavi ma poi alla fine sussurrasti “e se ci rivedessimo un’altra volta? Non mi hai raccontato molto di te e mi incuriosisci, per cui vale la pena conoscerti, posso chiederti il numero di telefono?”Sprizzavo gioia da tutti i pori, mi piacevi e come me adoravi scrivere, solo che tu eri un personaggio con un suo percorso alle spalle e ormai conosciuto, sospirai, ma poi annuì, segnasti il numero e ci separammo con un dolce e lungo “a prestissimo”.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Daniela Pacelli
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Le sensazioni lasciate dai lettori.


Aveva letto prima queste al finale ho capito che (Giunone Giove)

era il terzo, allora sono andata a leggere. (Giunone Giove)

sono rimasta rapita di tutte tre. Complementi. (Giunone Giove)

Commenti (2)

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Nemesis29 agosto 2010

Ecco, cosa intendo io per racconto avvincente!
Ora mi sto chiedendo anch'io che tipo sia questo affascinante uomo, che sa calamitare così una ragazza appena conosciuta! Sarà un tipo sincero oppure un "predatore"?
Chissà...Alla prossima puntata, dunque!

Francesco Luca2 settembre 2010

splendido, incanta il lettore e si fa leggere con interesse... complimenti