Recluso in esto carcere di specchi
Recluso in questo carcere di specchi
coatto è’l cristallo mio a brillare
per alcuno se non per sé e mai vecchi
desiosi fieno i raggi di volare
e rapir soli fulgidi e lucenti
oltr’ogne lieto zàffìro o rubino.
E straziano lo scarno cor pungenti,
riflessi e giovan aghi sul bambino
ch’è ancora la mia vita. Or piange
con lagrime di sangue onde lenisce,
issando ilar sorrisi su cui frange,
quest’algia del mentir che non perisce.
Come immoto legato in maglia odiata
pazzo opaco s’agita’l fer brillante,
smanioso de la luce ben placata
diviene servo in pugna più straziante
che lo sventra, e ritorna su lo scudo
avversario e amico a quel mio "vuole",
squarciato da una tema in su del crudo,
segnato da un talento ch’ ancor duole
ed emacia e scolora in logoranti,
in minute, in opache gemme l’ore
mie valenti or ora più ch’avanti
perché chi muore viene e chi vien muore.
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