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Introspezione 22 maggio 2010 · lettura 3 min · 1089 letture

Correvano remoti i dì trascorsi (2)

A
Alorian 18 poesie pubblicate
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Quando Notte silente il mondo avvolge nel brun mantello e suoni e l’odor tesse e vedi a cotal vel che invano volge la grassetta manin la bimba in spalle a coglier ché nel creder suo s’involge le stelle esser coriandoli o farfalle così la mia tremante ad un bagliore che per corpo mortale in terra ha calle tesi ansioso sì che’l suo chiarore di sé fe’ pregni lo spirito e le ossa. D’allora della tenebra il timore non spaventava più lo sonno e ‘ndossa ogni notte’l pensiero mio le vesti del rimembrar di quella luce grossa. Rischiaravano il tempo quegli onesti sussurri del re Eolo delicati quand’esortavi l’occhio a sguardi desti mentre alla silenziosa volta alati s’ergevan nivei fianchi di colomba; rifuggi Orion e l’omini affamati! Oh beltà rara che le membra slomba scorsa è l’era spogliata del sfiorarmi, scappato è’l tempo del tubar che piomba su pulsanti ven più che illustri carmi; d’alitar che non frega questa pelle, di coscienza ch’abbassa li gendarmi allo sguainar dell’iride che svelle l’anima da le carni, e mai più torna. Non so se come Venere t’imbelle posarti dispettosa o se t’adorna de’ suoi violetti fior la calma Malva; intessi’l mio destin eterna Norna! Se come Cassiepea che ogni valva de’ tuoi capei boriosa e vanitosa pettini e non sarìa fanciulla salva. Fermo sarìa Perseo ché qui si osa dir che ve n’è un tra le bellezze in terra eletta a non temer la bestia ascosa. Se’ cresciuta ed or la mente m’erra. Convien ch’alcun rimedi alla disgrazia, ché non spiego l’amar chi non afferra. E come tal che per pazzia o grazia raffigur dianzi imagine divina, e rispetto e paura fa gol sazia, rivelamisi innanzi che abbacina sagoma in lume legger da ogni soma onde discernea nulla pur con trina sì che del dir si rischia Rom per toma, così a lei di spalle fui prostrato sudando freddo e senz’alcun idioma. Voltossi e ‘l guardo offeso e fulminato costrinsi a ritirarsi ché tal gloria era straniera all’occhio omai inquinato. Animose, affettuose e senza boria posò cara le mani sul mio viso, sì ché sconfisse ciò che’n cor fa Moria. Guardommi e donò allo stesso un riso e seguitando dolce a dir: "Figliuolo".
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Questa rappresenta il secondo pezzo dell’ultima poesia concepita in una notte insonne. Il racconto termina al parlare di quella sagoma nell’abbagliante luce. Proprio qui, da questo istante, comincia la vera e propria analisi introspettiva, che verrà raccontata nel prossimo componimento. xD

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Commenti (2)

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Marco Cortese5 giugno 2010

Attendiamo con emozionante trepidazione il seguito di questi fenomenali componimenti... che parmi sempre in te rivedere di Dante lo spirito, a riscoprire la giusta via delle stelle poetiche.

Splendido Leotta Michele30 settembre 2010

e al dir che si voglia s'aspetta ancor che si muova foglia ...per ingozzar gioia al proseguo sentir di canto... lo splendore vige in te