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Introspezione 30 settembre 2009 · lettura 2 min · 1128 letture

Perché d’ultimo silenzio, odiato

A
Alorian 18 poesie pubblicate
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Perché d’ultimo silenzio, odiato, di finto polso e mendace modo, temuto e sempiterno e condannato sei tu’l presunto manto e godo nell’ore amene in cui t’immergi e nuoti e imperi i sette mari del mio finito oceano. Ergi imperioso eppure a me più cari tue parvenze e i tuoi bisbigli, oh eterno martire sul rogo! Oh Nero, veste te e i tuoi figli gratuito ruolo: fatal giogo, ma che mai ride a "de’ pensieri la culla". Cromo mio innocente apprezzaro rari e cuor sinceri il tuo benevolo e potente, e fur poi colossi enormi e del firmamento d’alto Nero perno, dove lungi par che dormi, ove lungi s’offre il core mero. E ’l vano velo in Nero enorme ha sue radici ancor più salde ed esile stel nell’uman orme e petali secchi in fiamme calde. Perché dunque? Perché rinnega’l fior da cui nacque e seminato pria la terra? Fratello, perché calor di seme neghi? Un odio fia sordo al tempo e al suo brusìo ché spiazzi l’occhio al suo potere, ché’l fior s’affida ad un rao pio, alto per non sbattere e cadere. Son pochi, rari, inesistenti, e tra quest’ipocriti ignoranti, i lunari gelsomini ardenti e dell’immortale Nero amanti. Oh Nero, papà del tempo e più cantor di sereno e calma e sì radice garante li due succhi e non dolor di cui per fama l’omo è vice, accogli i miei disiri non espressi, i sogni mai sfiorati e questi verbi fragranti di pace e di quiete emessi. Fa’ che dei miei fremiti ti serbi, d’ogni fidato e furtivo e fervido segreto. Nel silenzio d’ogni notte sussurrami sospeso’l tuo perfido ire, sian onde le paur rotte. Coglimi come’l padre c’ha in suoi vanni dolce’l sonno de l’innocenza nova del mondo e dei suoi malati inganni e sicurtà più lì che altrove trova.
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Il componimento vuole essere una difesa del colore"nero"e più ampiamente dell’oscurità, del buio, della notte, elementi troppo spesso interpretati come presagio, simbolo della morte e del male. Ma è soprattutto una riflessione. Nella difesa del "nero" vi è la difesa delle nostre origini. In origine non era luce, e poi nacquero il sole e le stelle. Riflessione scaturita anche dalla lettura del sonetto foscoliano "Alla sera"(con cui non vuole certo gareggiare per intensità e strapotere evocativo).Difesa che muove soprattutto dall’esperienza quotidiana della pace del sonno d’ogni notte.

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