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Riflessioni 1 ottobre 2009 · lettura 2 min · 1109 letture

E contemplando que' suoi lumi

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Alorian 18 poesie pubblicate
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E contemplando que' suoi lumi concepivo d'esser nulla. E quei dolci impediva al vero d'arrivare il core ormai imperato. E 'l pensiero allor sorgeva di quel desiato al core immàgo, ma falso e mentitore a quella mente una volta disillusa e dal caldo poi rinchiusa. E riuscivo lì a sognare, e riuscivo lì a cantare, ché linfa nelle vene senza sosta sì marciava, d'Amor, artefice Natura. Medesima tiranna che negommi, come al passero distante, di dì la speme in dì. E gremì li stessi nient'altro che di pianto, fino al cielo odierno. Quel suo dire di "no", innocente all'apparenza, assassino nel reale, in cristallo mutò'l core, e tesor fece, com'insegna solo diva legge, del monosillabo pugnale. Ed or niente lo scalfisce e nulla poi odierà, nè si farà odiare e d'invidia mancherà, attenderà Amor e non amore, e non per suo voler, è che Natur mutò natura. Il più grande paradosso visse ed ancor vige in quest'umane terre, ove tutto è in apparenza e niente bacia il vero e l'uomo stesso a sè sì mente. E chissà se di lacrime dilette li occhi miei ciechi prima, poi bendati ed or vedenti riediranno ad inondar, frammenti, per ritrovar dei lumi franchi? Ma fino al tempo stesso dovran dolersi d'altra pioggia, e in mezzo alla tempesta non dispero, ché del legno mio, IO SON CAPITANO!
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Commenti (1)

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Gabriele Tudisco23 ottobre 2009

Grandissimi versi di un grande maestro di un vernacolo nostrano. Però se cambi rotta, Capitano, sicuramente una sirena "catturerai"ed il cor tuo sarà ridente senza dolersi, apparirà un nuovo sole.