Cose che non dico
Girotondo del mio tempo
e ancora la fune, ancora il vuoto,
ancora il ricordo di una sera.
Doveva essere rapida l'esecuzione,
così l'avevo immaginata,
di quella parte di storia con l'eroe perplesso
che, nel dubbio,
morde cosce sconosciute,
si aggrappa a caviglie tremanti e
tende l'orecchio a certi bisbigli
così violenti da fare, quasi, piangere gli occhi.
Eppure il buio, eppure il rosso dissolto dell'autunno,
non hanno paura, non hanno freni
hanno, soltanto, una sera di settembre tra le dita
e, mentre la girano,
ridono come pagliacci.
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Commenti (1)
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Zima7 ottobre 2009
il buio e il rosso si prendono gioco di noi... questa poesia mi colpisce tutta, dalla prima all'ultima strofa. sai cosa mi è venuto in mente? un bicchiere di rosso tra le mani, da degustare davanti ad un camino e i pensieri (tetri) in libertà.
