(Morelliana)
un buon compleanno è un buon compleanno, un po' come
provvedere (giocare) alle abolizioni delle lettere maiuscole e un po' come
lasciare lo spazio (non l'hai deciso) alla corrente e alla punteggiatura sensoriale (ehm).
c'è poca (pochissima) ragione nello scrivere, c'è (resta) giusto lo sputo per lo
specchio: eccolo: eccolo che ci (vi) sdoppia l'inutilità delle parole e delle parole e delle bocche e delle
parole. dovremmo (credo) starcene tutti quanti a vomitare conigli bianchi (grigi) sull'ascensore e a leggere la
Morelliana, che, la Morelliana, è uno di quei libri amati da Borges, Luis: uno di quei libri
che vengono recensiti e (altresì, altresì) uno di quei libri che non esistono.
esistere, quantomeno, una parola grottesca: esistere. come dire: un oceano senza
capo, un oceano senza coda, e non uno che annuisce, solo il coniglio grigio (bianco) che compie
rotative con il muso (ha fame).
Fermiamoci, dice Morelli; Fermiamoci, ripete Morelli: nessuno capisce un cazzo; nessuno si
sforza un granché. anche se, insomma, il concetto del senso dovrebbe essere caro a
molti di noi (voi).
un buon compleanno è un buon compleanno, un po' come
il tuo doppio (triplo) che prende pesci e sale e sole in una barca al di là del Cen- tro dove tu (io)
non arriverai mai.
©
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