Una ruvida carezza
Aspetto immoto che la tempesta
plachi la sua furia
Rido degli scrosci di pioggia
e del vento e del baleno
Osservo l'oscurità
incollerita strappare i nidi silenti dai rami
Offro il mio petto
alla canea della natura
Al cielo espongo le mie cicatrici di uomo
Dal mio scranno invoco la ruvida carezza del delirio
e
Il canto dell'usignolo
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Commenti (2)
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Nadia Mazzocco15 ottobre 2009
Conosci perfettamente l'arte della parola che la poesia esige. !
D
Domenica Caponiti28 gennaio 2010
bei versi incisivi, forti ...essere sicuri di se',consapevoli dei propri dolori e aspettare che carezze e nuovi canti colmino il delirio... poesia molto apprezzata
