Furie
Brucia l'avita foresta solida di muschi,
avvampa l'aria in un torrente di foglie,
crepitano i rami, ardono i tronchi,
veemente un turbine venefico si scioglie
a lusingar delle fiamme il gemito tremendo.
Temo di siffatti incubi il tormento,
annaspo seppur immobile,
sondato da occhio ineffabile,
disperdete, Furie, questo strazio indicibile.
Muggite venti impetuosi,
affinché io salpi per rotte impercorribili.
Mi recherò dove spira la coda della tempesta
e repentini tacciono gli ultimi voli,
ove regna Lei di grazia onusta.
Dimorar vorrei nei Tuoi assolati paradisi e nelle valli opulente,
affranto dai languori perturbanti de' miraggi ingannatori,
riverso sul mio giaciglio d'erbe a rimirar d' Orione la triade silente.
Accoglimi tentatrice Sibilla
sovrana di cotanta villa,
dipana tu la trama del mio destino,
asciugherà anche l'ultima mia fervida lacrima,
questo tuo sole assassino.
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Commenti (2)
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Nadia Mazzocco19 ottobre 2009
Molto bella e molto suggestiva, anche nel titolo. Direi... disarmante, beata la Musa a cui è dedicata
Chiaraluna FiorellaGiovannelli28 gennaio 2010
meravigliosa poesia che profuma di antichi pizzi preziosi, come le tue parole... bRAVO!

