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Satira 7 novembre 2009 · lettura 2 min · 895 letture

San Nonsappiamo

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Saccio Mastrallievi 47 poesie pubblicate
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Poco dopo la prima vera, estate che Quercia ricordi quando gli orti erano incolti su colli or brulli boschi di faggio rendevano paesaggio ciò che asfalto fa deserto. Verde d'aspetto, non d'umore o Terra mia in volo nell'azzurro da Venti corteggiata, da uno, il Sol, baciata. Ed eran radiose le notti, che la stella di morir bisogno non avea per far sperar la specie. Sospir d'istoria rantolante d'estremo sacrificio, ti rinsana. Divarca l'occhi d'incanto incatenato! Però sta' attento! Odi il monito, d'attonito sgomento. Il figlio d'un pastore, il ghigno d'un caprone il gregge, disperso, in un momento. Due fori il sangue freddo fece? ne fuoriuscì l'umore ed il marciume? Nobile e sacro, scuro il dubbio, non dabbene, ed il popolo profano di corsa in piazza, ad osservare il reo di turno che dall'acqua fece feccia, dal vino dispiaceri. C'era il trucco, per pezzenti e lor signori protetti tutti dal diritto d'esser storti. " Deo gratias" armati tutti lì d'un dito "Ragion per cui spirare! " ed in fine espiare il forse, dando lume all'infinito. Sull'uscio balzò l'animo calibrò l'istinto ricercato ragion per cui spirò. "Mi sento di dissentire", disse, empio, un sagrestano "Di rendere palese il mio disgusto", "Fratello, calma, pentiti, rinunzia a sollevar l'introspezione trasposta nel trambusto." Retore dalla liscia mano s'affili la ruvida lingua sul diario al nuovo salvatore faccia fede, col sangue del patrono reliquiario. Vanità Il trono sempre caldo è carità la forca, sempre fredda... In Verità?
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