Sempre dalle ceneri risorgi mia Fenice Maliarda
Polvere che rotea con polvere
sono questi i miei pensieri
nel turbinio del tempo ed era solo ieri.
S'accendono fuochi sui lievi crinali
s'incendia l'orizzonte di gridi bestiali,
la luna, regina di queste notti di morte foriere
attonita assiste all'agonia di quelle Fiere.
Tu Maliarda assassina, nuda e tremebonda ti dimeni,
congiunta all'asse mortale mani e piedi.
Dalla tua gola profluvi di improperi,
da far ruzzolare gli Dei da' lor quartieri.
Mentre del foco le lingue guizzanti
leccano dappresso le tue carni frementi,
odo uno squillo levarsi di repente,
ad accender il nuovo giorno pigramente.
La luce inonda il nostro talamo, il tuo viso,
ti volti, mi guardi, tutta un sorriso.
Come, perché mai?
Credevo fossi cenere oramai.
Coll'alba nuova, nuova risorgi irridente,
a darmi nuovi guai eternamente...
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Nadia Mazzocco10 novembre 2009
É veramente tosta questa tua poesia, mi é piaciuta l'ironia della chiusa, certo in quel talamo non é che si riposi tranquilli
