Dell'Amore pagano
Arrembanti galoppano nell'aria i sogni pagani,
quel che volevi: un viso nell'ombra, il desiato altare
cui sparger a piene mani
ghirlande colte in mezzo al mare,
attraverso gli uragani.
Ce l'hai, ce l'hai.
Sul fioco limitar del sonno, invocata Lei riappare,
-cammina tra i gigli come Nausicaa-
madida di profumi, d'incenso asperso
del santuario d'Amore,
etereo angelo dal ciel riverso.
Si reincarna in te lungo l'alba finché
Voluttà non dissolve acre
nelle volute bleu delle sigarette.
E Tu pagherai troppo cara
questa malia troppo umana.
Gemerai cantilene, piangerai disperso, nelle tue corrusche pugne,
lacrime sì copiose da colmar fossi,
per abbeverare il trionfo delle gramigne,
lussureggianti nei campi dei perduti passi.
Cammina tra i gigli come Nausicaa
compare invocata madida di sentori
etereo demone dagli inferi asceso.
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Commenti (2)
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Clodiaf090418 novembre 2009
In bilico sul burrone dell'idolatria verso la donna amata il poeta ne descrive la pagana sensualità. E si vota a lei, fervido sacerdote. Piaciuta.
Nadia Mazzocco22 novembre 2009
Straordinaria lirica di grande impatto emozionale. Si, veramente, apprezzatissima!

