Sette
come forti singhiozzi, i giorni nostri, e mi chiedi,
mi chiedi stagioni, mi chiedi spazi.
camminavo, pieno di febbre maldestra e le
primavere erano labbra scarlatte che mi succhiavano e mi
succhiavano. i fantasmi ovunque. intorno al buio, specialmente.
siamo anni.
e io vorrei scrivere e dedicare parole che
anche una lacrima, per meritarla.
ma poi, gli specchi mi macchiano e ti vedo, sopra i soffitti ti
vedo. non è paura, no.
un ricordo in due, e poi un altro e poi un altro e poi un altro e poi queste vecchie
dita intrecciate che abbiamo già provato a fare senza.
grottesco cercare estati che non torneranno, sprecare gli
occhi e le fotografie chiuse a chiave che ci
tormentano le ossa.
lo sai,
ci saranno cieli stellati che non ti aspetti ma
la stessa immobile luna,
domani.
©
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Commenti (1)
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J
John Truecooks23 dicembre 2009
Le poesie di questo autore sono quadri astratti dai colori accesi ed ammiccanti, possono interessare per l'introspezione profonda ed ermetica ma anche per le suggestive, inusuali ed originalissime immagini. Una voce nuova, una bella voce!