F
avrebbe potuto, dovuto, piovere. signore e signori, la grande serata dei
passi indietro. dei passi indietro.
la maglietta viola sangue, la macchina morta, la strada deforme, l'ottovolante, le nuvole
nere, le nuvole piene, le nuvole che di coraggio nemmeno l'ombra.
pochi minuti, era forse un sogno?
negli anni arancioni, negli anni delle caviglie leggere, delle bocche
spalancate erano stati momenti di mani. di mani così oneste non ne avevamo viste
mai. eppure.
non ci sputiamo gli occhi addosso. che non ce la fanno, loro.
soltanto insistere con il ghiaccio. ghiaccio sui colori rifiutati. ghiaccio sulle
stelle inopportune. ghiaccio sui telefoni che ricordano. ghiaccio sulle bocche. ghiaccio sulle cosce.
e la lunga lista dei fantasmi a cui credere e nemmeno una fotografia e in effetti non fa alcuna
differenza.
cosa ci ricordiamo di noi?
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Commenti (1)
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Pietro Roversi5 gennaio 2010
Io che ho scritto una poesia che si chiama G non posso che sentirmi fratello di uno che ha scritto una poesia che si chiama F.
