Nei giorni dispari
Mitiga sul mio petto
una femminea primavera
e zoppicante,
è l'acqua che scorre
per la prima volta
nel letto
come nella bocca del mio stomaco
biondeggia il lutto
tondo e perfetto della mia piccola
così crollatami addosso
da parer mezz'ora di rissa.
"Sveglia!" e gli calco addosso
un indice moderato
lasciandogli un lago
di sangue appena sotto
l'occhio destro
sulle brutte s'arrizza
pare scottata,
e il nome, più volte,
"mamma!" le s'appoltiglia
in gola.
Faccio in tempo
a vestire la sua bocca
con la mia mano
e in fretta e furia ammanetto
quei due steli di gambe
con il pizzo che riconosce
sdentato e a macchie.
è il suo corpo che,
nei giorni dispari,
prendo come un
campo per corride.
©
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