Oh la libido mi si torce dentro!
oh la libido mi si torce
dentro!
Punta la sigaretta nella
bocca stracolma di mozzichi.
In quell'imbuto colloso che
è la Traversagna,
con quelle baionette di cedri
puntate al cielo,
con i campi puntellati
di stornate macchine agricole,
Lui viaggia con un sorriso
che pare una vescica e
un dominio distratto
di denti.
Nelle calde estati versiliane
in questo rivolo di bava
così battuto dannatamente,
le puttane hanno schiene
apponte
che non si perita a
martirizzare ora in tondo ed
in lungo e in largo come
un atto infecondo.
Ci si muore per poc'attimi
ed in folle, col motore
in oratoria saltellante,
la bugia saldata spessa
tra le ruote,
quel tanto da soddisfare una curiosità
coatta.
In questo muto singulto
capitoliamo entrambi,
due figure accarmelitate,
che sbarcano di tanto in tanto
la testa come in un
conteggio di stasimi.
C'è ancora il puzzo
della donna morta
-esca tra l'esche-
magari, nell'angolo più alto,
dove facile si cede al bisogno
o al sesso sterile,
ma i piccolo focolai come
punture d'insetto
ne hanno elaborato il lutto.
Il fumo che esce dalla
bocca di una puttana
è la richiesta d'aiuto dell'anima,
Lei che si torcicolla dalle moine
una giga funerea,
nel mentre per te si sloga
il bacino
l'ultimo atto prima della resa.
(Lui si accosta ad una impubere
macchiolina caffellatte...)
Gli occhi dallo sguardo ancora
incartato,
come due piccole onde
la bocca nel rilascio della risacca,
l'imbarazzo del seno,
(Le sussurra in un orecchio)
(Lei sorride militante,
non sa di aver saltato a piè pari
almeno dieci anni)
Lungo quel collo di strada
non battuta
la porta a digerirla fra le frasche.
Nell'attesa girovello tra le sue cose,
un guanto da lavoro,
un terno secco al lotto,
una foto di lui e della sua
bimba carcatagli addosso
e quando infine poggio lo sguardo
oltre il vetro
rivedo il suo, poc'attimi prima,
nel giro a fiato corto
e sul collo e nel fondo di esso.
Solo due mesi prima
trovarono da queste parti
un ordigno della seconda guerra.
La terra l'aveva quasi disciolto
sotto una lingua di pinucoli,
come una compressa
antispasmica
contro il nostro incedere
ulceroso.
Ben più profondo l'accento
che prese la bocca o la spiaggia
al coperto della mia
mano destra;
frullai addirotto lungo
una schiena di gigli selvatici
appena un urlo cristallino
mi bussò alle tempie.
In fondo ad uno spiazzo
di stomaco
lei riversa note profonde,
basse,
calata la biancheria come una
ciglia pestata dal sonno.
E ad essre un uomo
parevami lui una coperta
troppo pesante,
un frastuoni di chiodi,
con due noci bitorsole per mani
puntate agli occhi di lei
affondati in una sciarpa
di carne rossa e fresca.
Feci in tempo a portarlo via...
nella nostra fuga
il resto del giorno annotò tutto,
anche il continuum di schiavi
del suo lamento a chilometri di distanza.
Lungo la Traversagna
il mio abito è
tra le puttane.
...più tardi...
-tu cosa prendi-
-Io il solito...-
-metti tutto sul mio conto-.
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Commenti (2)
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Veitla5 marzo 2010
bella questa poesia... mi ricorda non so perché i sette nani che vanno nel bosco... andiam andiam andiamo a lavorar!
Zima5 maggio 2010
una poesia che diventa quasi un racconto, lungo, lungo, ma non per questo stancante, né noioso. un continuo mescolarsi di erotismo e paesaggio e riflessioni diffuse. un saltellare di flash- back. l'ho trovata bellissima! ps. faccio presente all'autore che c'è qualche piccolo refuso all'interno del testo.

