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Impressioni 3 aprile 2010 · lettura 2 min · 1265 letture

Al chiuso degli occhi

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Fausto 20 poesie pubblicate
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Al chiuso degli occhi la mia donna prende la piega di uno starnuto e se non sta ritta s'ingrazia le bizze e gli stormi violenti. I suoi occhi trasudano lune, la piena luna d'un ventre sazio e la mezza, nel costato ferito di Dio. Non mi parrebbe di dir, Fecondo, che mi muore appena in bocca e se sorteggio le due comari che gli stanno in petto, presto mi smusa come in uno scontro frontale fra autovetture. Nell'aggettivo dei risvolti, Lei è un ricamo di carne che porto semplicemente a me come la chiatta il naufrago e il suo bottino. Le morte parole sanno di vin cotto, (ma come non ricordi) solo ieri, appena fuori dal Santa Chiara, nel tempo che Pisa ha digerito stante i capetti e la fiumana di scolaretti, Mentre fai da scorta ai fiori intorno, tu, più bianco e più scarlatto d'un muscolo del Sole, vestagliata in un assonanza biricchina di pupi e more. Come non ricordi... e ho cancellato dopo anni come fossero costosi i tuoi silenzi, e l'avverbio del tempo che, dato nelle tue mani, non scorreva mai. Sciocca e odorosa di spuma, stretta quanto basta per rievocarti nella febbre di quel giorno d'estate, costretta nell'imbarazzo di una bruna perdita al di sotto dell'anche, ché t'ho stretto ai fianchi dicendoti 'non preoccuparti...' Non ricordi sollecita, a scusare la caviglia macchiata come si farebbe con l'occhi cispiosi di un neonato, Che per quella moneta da due lire, per giorni portata in grembo, chiunque ci avrebbe scambiati per ricchi, L'hai scordato!
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