Millenovecentoquarantasei
Sprezzante degli stinchi altrui,
a quel padre
bagnante in uno Stige d'arti,
nei rimbrotti estivi
e i calci al pallone,
al mio cuore soffoco
di spine,
al disgusto della mia
bocca,
Lui che si confonde con le
pietre
poiché ha una struttura
d'ossa
invidiabile alle dighe,
a quel...
sempre in anticipo
sul far di me un uomo,
a te che mi hai pensato
ritto
e piantomi perché storto,
è lì che ti vedo
mentre covi una rissa,
prima di riscattarti
da buon cristiano
con il bavero da prete
e le ginocchia in
malora,
è in quell'età che non
m'appartiene
che vorrei esserti stato
padre
ché come figlio non valgo
un inganno,
a Te,
padre forestiero,
che mi hai reso almen
corretto
so cosa dar
ma me ne vergogno
tanto.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Zima5 maggio 2010
è toccante... spesso i figli non si sentono mai all'altezza dei propri genitori, hanno paura di deluderli, magari perché loro sembrano perfetti o perché tanto pretendono. ma ognuno ha le proprie storture, ed ogni stortura è un difetto ma anche un pregio, qualcosa che ci rende unici al mondo.
