La tempesta

Guardo la donna, è sola, è nuda,
nel seno stringe il figlio suo.
Lo nutre col latte dell'amor.
Piange nel grembo di sua madre
inerte e travagliato nell'innocenza
che non conoscerà. Nessun
balocco lo guiderà alla vita,
nessun amor celato vincerà.
Tu madre, disperata ed angosciata,
abbandonata ai flutti del tormento,
quale pietà i posteri per te
congiungeranno? nel cielo plumbeo
di quest'oggi, null'altro segno di
chiarore. Un cavalier s'aggira, testimone
inoffensivo del dolor che cresce immantinente.
Sarà nemico o probo salvator?
Fulmina tuonando il cielo oscuro,
nessun fardello potrà apparir peggiore
nel non curar di chi gemente, soffre.
E la città, orpello di clausura,
pena miseramente abbandonata.
L'ombra della sera scocca forte,
sul dorso del selvaggio ginepraio.
Cala una lacrima furtiva nell'animo
romito dello sconvolto passeggero.
Ma credimi, paesaggio millantato,
una speranza, orsù, ti salverà.
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