Il tardo muovere
Tardo muovere,
estatico errare,
varco la soglia,
entro in una casa
che è come una pancia
contrita dagli spasmi,
chiamo,
ma dal peso,
del tuo nome me ne
libero con noncuranza
e l'assillo non vederti,
tu che m'introducevi sempre
con una stretta di mano
andata a male.
E' da Ognissanti
che covi la tua carne,
pensavi fossi sgusciato via
come un rivolo di scolo!
"Così m'ha fatto mamma!"
questo ammasso senza coscienza
"e dei muscoli e delle vene
non so più che farne"
quale buon Dio ti ha creato
così scomodo
(pensa a me che ti seguo
a spartire l'ennesimo errore)
Buon occhio!
(non scherzo)
sei proprio mescolato
col nero,
bada!
(l'occhi gli si rivoltano
come uno schiaffo)
che col nero hai pattuito
un raggiro!
Col tempo
abbiamo slavato le nostre
condotte,
destituito i nostri padri.
Con acqua sporca
ammorbato abbeveratoi,
è una moria di bestie
questo portarsi in giro...
Ti prendo a cottimo,
ti cedo volentieri
la mia voce
nel giorno più lungo
dell'estate più becera.
©
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