Fachiro
Steso sui chiodi conficcati nel letto,
materasso di recenti ricordi di urla acute e di risate d'acciaio,
osservo le capriole dei miei pensieri rimbalzare sulle pareti della stanza,
schivando la lampadina appesa al soffitto,
come una lacrima di luce;
ad ogni colpo essi lasciano la loro colorata impronta vertiginosa, ipnotica.
Incredibilmente, però.
Perché non sto pensando a nulla, neppure a te che sei appena uscita.
Eppure essi eruttano e schizzano come fango temperato iridescente, chiazzano come le macchie d'olio sull'asfalto, illuminate dal sole.
Il mio ermetismo non trattiene più ciò che contiene.
L'aroma del tuo sudore è ancora sulla mia pelle.
Una stilla salata riga una guancia, ma non capisco.
Siamo solo liquidi che si abbracciano.
Scivoleremo, tumultuosi, a valle sino a che ci sarà discesa,
consapevoli di essere privi di uno sbocco al mare.
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Commenti (1)
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In Venere veritas30 giugno 2010
pure in versi è magnifica... c'è un senso di vita tanto piena che fa scendere le lacrime agli angoli degli Occhi...
