Figura 2
Uscii all'alba alla ricerca
di mio figlio,
giaceva lì come un binario
offeso
nel dimenticatoio di un cantiere
in disuso,
con il volto nell'estremo commiato
al bozzo e un pasticcio
di capelli da tempo scombinati
come pasta scotta,
la macchina un appunto accartocciato
non poco lontano.
La valle del Serchio è
una donna a bocconi
in preda ai fumi dell'alcol.
Sull'alba alla pari di un
infuso sanguinolento e
tra le guincaie
anche la morte avrebbe bisogno
di bonifica.
Indeggia ad un serpe
nero e coatto
Per chi lo conosce
è come una ritenzione,
un olocausto tra i denti,
Lui che si sazia solo di
morti violente,
come quella nera stretta
che ti plagia l'avambraccio,
quell'impasto di braccia
nell'Apocalisse del saluto
Romano.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
mario calzolaro15 luglio 2010
Un messaggio alto e forte come un urlo, come la rivolta, il riscatto... la libertà.Una poesia di "rabbia" totalmente condivisa.
