Poemetto erotico
Il bicchiere che la sete
t'ha placata ieri sera
ancora è lì dov'era a reclamare
labbra e le gocce chissà chi
ad attendere chissà cosa a sperare
-
Mi guardo le mani e mi sovvieni:
mi sovvieni che vai,
mi sovvieni che vieni.
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L'ellissi orgasmica
come quella del tuo corpo:
precisa rigorosa istantanea,
non manca niente.
È la perfezione della vita:
un attimo e si rifà, invita.
-
T'adoro anche
per altre essenzialità:
di gesti, di spazi, di tacchi.
Di parole.
-
E poi, e poi dimmi,
che hai addosso
che mi inebria le nari
d'odori di rosso?
-
Stremato ricomincerei mi dico
quando tu già calda
di me dormi e del primo sonno.
Ti ridisegno per non svegliarti
nella mente; m'ingegno
al sogno.
Poi t'accarezzo, impenitente.
-
Veramente dovrai star ferma stasera
mentre ti bacio e altro da capo a piedi.
"Lo sai," arrossisci, "non riesco". Sincera
tanto che tu, nemmeno tu ci credi.
-
Mi tocco le labbra e mi sovvieni,
mi sovviene il tuo frollo sapore.
E vorrei chiederti – dimmi,
dove vai quando vieni, Amore?
-
Dal limite estremo dell'universo,
mi risponde acuto un verso:
eco incomprensibile che rima
con parole altre che non so scrivere.
©
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